La priorità era assegnata alla definizione della exit strategy dall’Afghanistan e il Vertice Nato di Chicago ha raggiunto senza dubbio questo obiettivo. Gli alleati di fatto dichiarano "vinta" la guerra e annunciano che se ne andranno presto da Kabul. Come aveva promesso Francois Hollande in campagna elettorale, i 3.400 militari francesi verranno ritirati entro quest’anno seguendo canadesi e olandesi che hanno già lasciato Kabul negli anno scorsi. Gli americani e tutti gli altri alleati cesseranno le attività da combattimento entro l’estate 2013, quando gli afghani saranno responsabili della sicurezza nell’intero Paese, lasciando unità logistiche e team di istruttori. Statunitensi e britannici manterranno anche reparti aerei e forze speciali anche dopo il ritiro della Nato e gli italiani lasceranno probabilmente in Afghanistan circa 200 carabinieri per addestrare la polizia locale.
Numeri che dovranno però passare al vaglio della situazione sul terreno quando il grosso delle forze Nato si sarà ritirato e si vedrà se le truppe afghane potranno farcela da sole contro i talebani grazie soprattutto ai 4,1 miliardi di dollari annui versati dagli alleati tra il 2015 e il 2017. A Chicago sono stati infatti ripartiti i costi del mantenimento delle forze armate di Kabul per 2,3 miliardi a carico di Washington. 500 milioni del governo afghano e 1,3 miliardi offerti dai partner occidentali come Londra (110) milioni) Berlino (150), Roma (120), Canberra (100 milioni). Denaro che sarà sufficiente (sempre che non venga dirottato dalla corruzione) a sostenere non più di 228 mila soldati e poliziotti afghani contro gli attuali 310 mila e i 352 mila che saranno in servizio entro quest’anno. Anche i talebani sembrano del resto soddisfatti dell’esito del vertice Nato e un loro portavoce ha incoraggiato tutti gli alleati ad andarsene al più presto come i francesi.
Gli interrogativi sulla tenuta degli afghani dopo il rito alleato non sono stati risolti a Chicago dove nessuno sembra volersi porre questi problemi. Neppure Karzai che l’anno prossimo chiuderà il suo mandato presidenziale e al momento sembra avere fretta soprattutto di liberarsi della pesante "tutela" statunitense. Così come permangono i contrasti con il Pakistan (Obama non ha voluto incontrare il presidente pakistano Zardari) che per riaprire i transiti di frontiera ai convogli logistici della Nato vuole un milione di dollari giorno. Certo troppi ma senza le strade e i porti pakistani sarà difficile rimpatriare 130 mila soldati e soprattutto migliaia di mezzi e di tonnellate di materiale. Per il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen "non ci sarà un ritiro disordinato" mentre Barack Obama si è detto certo che "nel 2014 il conflitto afghano avrà termine".
Il vertice ha dato il via libera anche a 20 programmi di cooperazione acquisizione di equipaggiamenti definiti Smart defence e che prevedono che gli alleati finanzino congiuntamente lo sviluppo e l’acquisto di mezzi e componenti per aumentare l’integrazione militare e ridurre le spese. Tra questi la flotta di cinque velivoli teleguidati strategici Global Hawk basati a Sigonella e dotati di un sofisticato radar per il controllo del terreno (AGS - Alliance Ground Surveillance ) . Un programma finanziato da 13 Paesi della Nato (Italia inclusa) per acquistare velivoli e radar statunitensi per un valore di oltre 1,2 miliardi di contratti firmati a Chicago con Northrop Grumman . Dev’essere per questo che a Washington hanno battezzato l’iniziativa "difesa intelligente".
Approvata anche la realizzazione della prima fase dello scudo antimissile che integrerà radar americani con missili europei (incluse le batterie italiane di missili Aster 30 ) e statunitensi per creare un ombrello comune, attivo dal 2015 e pienamente operativo nel 2018, in grado di intercettare eventuali attacchi balistici. Uno scudo che continua a non piacere ai russi ma che potrebbe venire “digerito” da Mosca dopo l’incontro previsto in giugno tra Barack Obama e Vladimir Putin.
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Gianandrea Gaiani ha seguito sul campo tutte le missioni militari italiane. Dirige Analisi Difesa , collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista di Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
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