di Nathania Zevi
Il fallimento completo della leadership mondiale, incapace di fronteggiare i cambiamenti in atto e le emergenze, è il cuore del messaggio lanciato oggi da Amnesty International in occasione dell’uscita del cinquantesimo Rapporto Annuale, pubblicato da Fandango Libri.
Di fronte al coraggio mostrato da chi, nel corso dell’ultimo anno, ha preso parte a manifestazioni e rivoluzioni in tutto il mondo ma in special modo in quello arabo, si legge nel Rapporto, i dirigenti politici e la governance internazionale hanno reagito con brutalità o indifferenza, rivelando la propria incapacità di combattere l’ingiustizia e proteggere chi è senza potere.
"Mentre in Tunisia, Egitto, Russia, Inghilterra, Grecia, Africa, America, Giappone e molti altri Paesi, migliaia di persone scendevano in piazza per pretendere libertà, giustizia e dignità, sempre più le istituzioni e le organizzazioni internazionali mostravano la loro debolezza", ha spiegato oggi Christine Weise, presidente di Amnesty International Italia, che ha speso parole durissime sull’inadeguatezza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. "Come può un organismo in cui siedono alcuni membri con diritto di veto essere proattivo nella risoluzione dei conflitti se quegli stessi Paesi sono allo stesso tempo garanti della pace e tra i più grandi esportatori di armi del mondo?".
Il Rapporto Annuale 2012, quattrocento pagine in cui è riportato lo stato del rispetto dei diritti umani in 155 Paesi del mondo, tiene conto del costo umano altissimo pagato dai manifestanti a seguito delle repressioni operate da governi e regimi e documenta restrizioni alla libertà di espressione in almeno 91 Paesi e casi di maltrattamenti e torture in 101.
Alle rivoluzioni che hanno portato allo smantellamento dei regimi, ma anche alle manifestazioni di chi esprimeva la necessità di godere di libertà politiche, hanno fatto seguito ritorsioni durissime da parte dei regimi autocratici, non ultimi quelli di Cina ed ex Unione Sovietica.
Numeri significativi sono anche quelli relativi alle esecuzioni capitali, compiute lo scorso anno in 21 Stati. Condanne a morte, si legge nel report, sono state emesse in 63 nazioni.
A morire per mano della violenza armata nel 2011, secondo le stime di Amnesty, sono state oltre 500 mila persone, mentre sono almeno 55 nel mondo i gruppi armati e le forze governative che arruolano bambini come soldati o ausiliari.
L’abuso dei diritti umani nei confronti delle donne continua a essere un fenomeno in crescita anche nei Paesi in cui lo scorso anno sono stati deposti regimi al potere da decenni, ha spiegato Christine Weise, sottolineando come in Paesi come l’Egitto, sia nuovamente pratica comune eseguire sulle giovani donne un esame volto a verificarne la verginità.
Nel corso della conferenza stampa di presentazione del Rapporto, parole dure sono state spese dai dirigenti di Amnesty anche nei confronti dell’Italia, dove le differenze di genere sono ancora marcate ed episodi di violenza, razzismo omofobia e xenofobia non accennano a scomparire.
Alla luce dei numerosi sbarchi avvenuti nel corso dell’ultimo anno sulle nostre coste, Amnesty chiede a gran voce all’esecutivo Monti di proseguire lungo una strada di discontinuità rispetto alle politiche portate avanti dai precedenti governi. "Occorre conferire all’Italia, anche tramite l’inserimento del reato di tortura nel codice penale e l’introduzione di un vero e proprio pacchetto di riforme, un ruolo di primo piano nella tutela dei diritti umani e farla tornare a essere campione nel salvataggio in mare", ha concluso Giusy D’Alconzo, direttrice campagne e ricerca di Amnesty International Italia.
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