DIARIO DAL WEB - Mohammed Ajmal Amir Kasab, l’unico terrorista coinvolto nell’attentato di Mumbai del novembre 2008 catturato vivo, è stato condannato all’impiccagione. Quattro giorni fa il tribunale speciale di un carcere Mumbai ha confermato per il militante pakistano ventiduenne 80 capi d’accusa, tra cui insurrezione armata e cospirazione.
Kasab faceva parte di un commando di 10 militanti islamici che nel novembre del 2008 disseminarono il terrore nella capitale economica del subcontinente e causarono la morte di 174 persone (compresi nove attentatori). Il giudice ML Tahaliyani ritiene che la complicità nel commando abbia cancellato per Kasab ogni diritto a ricevere un "trattamento umanitario". Il giovane è stato definito "una macchina per uccidere", "la personificazione della crudeltà", ed è per questo che merita la morte per impiccagione. Notizia a cui gli indiani hanno reagito con manifesto entusiasmo. Insolito se si pensa che, in India, dal 1998 ad oggi sono state eseguite solamente due condanne a morte, e nessuna dal 2004 in poi. New Delhi tende infatti a trasformare le condanne a morte in ergastoli, ma per il militante pakistano questo trattamento non è stato neppure considerato.
I dettagli sulla sentenza (The New York Times )
Lo speciale sugli attacchi di Mumbai (BBC )
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