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Corea del sud alle urne. Scocca l'ora del centrodestra?

37 milioni di elettori alle urne il 19 dicembre per eleggere il nuovo capo dello Stato: i sondaggi indicano un netto vantaggio del conservatore Lee Myung-bak, ma la partita è ancora aperta. E l'outsider Lee Hoi-chang potrebbe scompaginare i giochi

Tag:  Corea-del-Sud newsletter presidenziali-coreane Seoul

Una campagna elettorale confusa e dagli esiti incerti quella che si è svolta in queste settimane in Corea del Sud, in vista del voto presidenziale del 19 dicembre 2007 . I  sondaggi indicano che il Paese (37 milioni di elettori) potrebbe scegliere, dopo dieci anni di ininterrotto potere dell'Undp (United New Democratic Party), un capo dello Stato di centro-destra, ma qualsiasi scenario è ancora aperto. Dopo solo una settimana di campagna elettorale, i dodici candidati in corsa per sostituire l'attuale Presidente Roh Moo-hyun si sono ridotti a tre : Chung Dong-young, membro del partito di centro sinistra Undp , da cui proviene il  Presidente in carica. Lee Hoi-chang, in corsa come candidato indipendente, ma di fatto ex uomo forte  del Gnp (Grande Partito Nazionale), il principale partito di opposizione di ispirazione conservatrice  che ha abbandonato agli inizi di novembre . Infine, Lee Myung-bak, il candidato ufficiale del Gnp che ha anche ricoperto in passato la carica di primo cittadino di Seoul , la sua roccaforte elettorale.

L'ultimo sondaggio pubblicato dal quotidiano coreano Chosun Ilbo attribuisce il 39,2% delle preferenze a Lee Myung-bak (Gnp), il 18% a Lee Hoi-chang (indipendente) e il 15,6% a Chung (Undp). Tuttavia, va rilevato che le simpatie per il candidato del Gnp sono in forte calo a causa di uno scandalo finanziario in cui è rimasto coinvolto (soltanto ad ottobre i sondaggi gli attribuivano il 54,4% delle preferenze), tanto da aver spinto gli esperti a interpretare l'inaspettata candidatura del rivale Lee Hoi-chang come una manovra del partito di centro-destra per far fronte al calo di popolarità del loro candidato ufficiale.

Tra i temi più scottanti del dibattito della campagna elettorale c'è la questione del posizionamento del Paese nei negoziati con la Corea del Nord. Se Chung non nasconde la volontà di continuare a seguire la “Sunshine Policy” del suo predecessore, che prevede una politica conciliante nei confronti Pyongyang, i due Lee hanno legato la possibilità per il Nord di ricevere aiuti dal Sud all'effettiva chiusura delle centrali nucleari e all'approvazione di un piano di riforme economiche e politiche di ampio respiro.

Sul fronte interno  il tema dominante è quello economico. Tutti e tre i candidati promettono di essere in grado di spingere il tasso di crescita del Paese verso il 6-7% (2-3 punti percentuali in più rispetto ai valori registrati negli ultimi anni), ma in modi diversi. Lee Myung-bak (Gnp) ha promesso di ridurre drasticamente l'aliquota fiscale al fine di agevolare gli investimenti. Chung Dong-young (Undp) si è impegnato a promuovere lo sviluppo di piccole e medie imprese, con una riduzione delle tasse mirata ad alcuni settori e una forte politica redistributiva del reddito. Lee Hoi-chang, invece, si trincera dietro a vaghe promesse populiste. In un contesto del genere, nonostante i sondaggi siano favorevoli al centro destra, è facile aspettarsi nuovi colpi di scena.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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