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David Leigh: Assange visto da troppo vicino - L'INTERVISTA

Infanzia difficile, personalità disturbata, ostilità nei confronti dei giornalisti. Il deus ex machina di Wikileaks raccontato dal vicedirettore del "Guardian" a cui passava le notizie segrete

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Tag:  David Leigh intervista Julian Assange nuovo libro panorama in edicola

di Redazione

"A un anno dalla pubblicazione delle rivelazioni di Wikileaks , nessuno è stato in grado di dimostrare che la fuga di notizie ha procurato la morte di una singola persona. Ha prodotto imbarazzi minori, ma non ha portato alla fine del mondo come sostenevano i militari statunitensi». Seduto su un divanetto giallo della nuova redazione londinese del Guardian, il vicedirettore David Leigh, che ha collaborato a fianco a fianco con Julian Assange, traccia un bilancio del fenomenale scoop. E racconta a Panorama chi è davvero il deus ex machina di Wikileaks, di cui ha scritto la biografia.

Chi è Assange, un messia dei media o un cyberterrorista?

Non è un cyberterrorista, è un editore, che pubblica informazioni. È importante sottolinearlo, dopo che tutti quei pazzi negli Stati Uniti lo hanno definito un terrorista, chiedendo che fosse arrestato, giustiziato o assassinato.

E da un punto di vista personale chi è?

Penso che sia una personalità molto preoccupante e molto disturbata. Non è una persona con la quale instaurare una relazione professionale a lungo termine. Perché è impossibile.

In che senso?

Perché non è molto sincero, perché è molto narcisista, perché non è affidabile e perché ha molte idee "grandiose". Dal mio punto di vista (e da quello dei miei colleghi di giornali più convenzionali), Julian ha una sprezzante e radicata ostilità nei confronti dei giornalisti. Anche se siamo stati proprio noi a trasformarlo in una celebrità e in una rockstar.

Da dove proviene quest’ostilità?

Da un’ideologia politica non del tutto elaborata. Julian è cresciuto in un mondo di hacker adolescenti, poi ha frequentato gli attivisti politici della cosiddetta controcultura. Ha una collezione di idee piuttosto naïf su cui non ha riflettuto molto attentamente, tipo: "Abbasso il capitalismo, abbasso i media tradizionali, abbasso le grandi corporation".

Naïf però molto intelligente.

Julian è molto intelligente, ma lo è in modo - e credo che lui stesso concorderebbe - leggermente autistico. Ha la testa di coloro che stanno tutto il giorno seduti nella loro camera da letto davanti al computer, sono bravi in matematica, ma non con le persone, perché non sanno relazionarsi con gli altri. Julian pensa che il mondo della politica possa essere spiegato con i sistemi. Fa un gran parlare di flussi di informazioni, ma quando va alla sostanza delle cose è superficiale. È attivo intellettualmente, però non capisce come funziona il mondo reale.

Da dove viene quest’attitudine?

Julian ha avuto un’infanzia molto agitata. Lo dice lui stesso: più di 30 scuole, in giro per l’Australia con una madre hippy in fuga da una relazione segnata dalla violenza… Non ha mai conosciuto il padre biologico fino all’età adulta, aveva difficoltà a integrarsi con gli altri bambini. È un individuo intelligente, scomodo, disturbato e danneggiato. E un po’ matto.

Ma è in buona fede?

Per esempio, dopo l’accordo con noi del Guardian e con il New York Times a pubblicare il suo materiale, è andato a nostra insaputa a dare tutto a una televisione. Il mio collega Nick Davies, con cui aveva stretto l’accordo originale, è andato su tutte le furie.

A quel punto è entrato in scena lei.

Esatto. Anche per me è stata dura. Una delle cose che rende difficile mantenere un’amicizia a lungo con Julian è il suo approccio manipolativo.

E i documenti che vi ha passato? Quelli non li ha manipolati, vero?

No. Per quanto ne so, Julian ci ha passato tutti i dati onestamente. A suo favore va detto che non ha mai chiesto denaro. Non penso sia stato in alcun modo spinto da avidità personale.

E lo stupro di cui è accusato in Svezia, che idea si è fatto?

Julian non è uno stupratore nel senso in cui lo intendiamo normalmente io e lei. Le due donne con cui ha fatto sesso erano consenzienti, ma non erano consenzienti a farlo senza preservativo. L’accusa è che Julian si sia imposto senza usare il preservativo. So per certo che le due donne non avevano intenzione di farlo arrestare. Volevano che andasse in clinica a fare il test dell’aids. Ma lui si è rifiutato. Allora si sono rivolte alla polizia.

E a quel punto è esploso lo scandalo.

Esattamente, è stata tutta colpa sua. Non è stato un complotto. Ovviamente, quando è finito in questo pasticcio, tutti i suoi nemici ne hanno approfittato.

C’è un divario culturale fra un macho australiano e le donne svedesi?

Non solo con le donne svedesi. Anche qui a Londra i suoi modi maschilisti ci avevano molto stupito.

La vostra reazione al "Guardian" qual è stata?

Ci siamo arrabbiati tantissimo: eravamo impegnati in un’impresa molto delicata e Julian, per uno stupido comportamento, ha fatto un regalo gratuito ai suoi nemici. Poi lo ha peggiorato, sostenendo che era una "trappola al miele" della Cia. Però penso che ora sia stato punito a sufficienza. È finito in prigione ed è in libertà provvisoria da oltre un anno.

Il 5 dicembre si esprimerà la corte reale di giustizia. Se perderà, sarà estradato in Svezia. Che cosa prevede?

Potrebbe perdere. Ho sempre pensato che se fosse andato subito in Svezia, viste le circostanze così ambigue, difficilmente gli sarebbe potuto accadere qualcosa di brutto.

E invece adesso cosa rischia?

Teoricamente 4 anni di carcere, ma non ritengo saranno così tanti.

Chi rischia grosso è Bradley Manning, il giovane soldato statunitense…

La vera storia di Wikileaks è la sua. È lui quello che, a quanto pare, ha trafugato i documenti. Ed è lui che ora sta pagando un prezzo molto alto, nel carcere militare di Fort Leavenworth. La sua prima udienza si terrà il 16 dicembre.

Un dramma…

Un enorme dramma. Julian fa tanto rumore sulle sue sofferenze, ma non sono paragonabili a quelle di Bradley Manning. Teoricamente le accuse che fronteggia potrebbero portare alla pena di morte, nei fatti rischia di scontare 25 anni di carcere.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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