Le prossime elezioni regionali francesi, il cui primo turno sarà il 14 marzo, stanno scatenando accese reazioni e un forte dibattito anche al di fuori dei confini francesi.
Dopo le nuove misure volute dal ministro Besson e da Sarkozy per contrastare l'immigrazione irregolare, fa discutere la nascita di una lista "antiminareto" nella regione Franche-Comté, composta da formazioni di destra e il cui programma è piuttosto chiaro: basta musulmani nella regione.
La levata di scudi di alcune formazioni politiche che hanno chiesto al prefetto di invalidare la lista "Ligue comtoise, non aux minarets " non è stata sufficiente.
La prefettura ha risposto che la lista è conforme al regolamento elettorale. L'effetto "domino" è stato immediato: la prefettura di Moselle ha registrato una nuova lista "No ai minareti".
Dopo il caso della Svizzera, il simbolo religioso diventa nuovo motivo di discussione politica.
Alcuni giornali del Maghreb fra cui l'algerino Libertè si interrogano sulla virata "lepenista" che sta vivendo la Francia. Un giornalista algerino, Djamel Bouatta, si è chiesto che fine abbia fatto lo slogan "Francia terra d'asilo e dei diritti dell'uomo", anche dopo la creazione delle "Zone speciali" per gli immigrati.
Lo scorso 29 novembre in Svizzera aveva vinto il sì (57,5%) in un referendum per la proibizione di costruire nuovi minareti. Pochi giorni dopo un sondaggio eseguito in Francia dall'Istituto Ifop per il quotidiano Le Figaro aveva mostrato che il 46% delle persone intervistate si diceva favorevole al divieto dei minareti, il 40% appoggiava invece la loro costruzione, e il 14% non si esprimeva.
Per quanto riguarda invece la costruzione di moschee, il 41% era contro, il 19% a favore, il 36% si diceva indifferente e il 4% non si pronunciava.
Un alto motivo di dibattito e discussione è la candidatura nelle liste dell'NPA (Nuovo partito Anticapitalista) di Ilham Moussaid nel dipartimento della Vaucluse (zona montana a ridosso delle Alpi italiane). Perché fa discutere? Perché è una donna e porta il velo.
Un commentatore arabo di Arabnews ha scritto che in fatto di velo, la ragazza ha "un modo così francese" di portarlo che susciterebbe indignazione in Medio Oriente. Ilham Moussaid, ha scritto, Iman Kurdi porta il velo sui capelli ma non si copre né le orecchie né il collo. Si tratterebbe quindi non di un niqab , ma di una moderna versione di un hidjab . Detto ciò, secondo il commentatore arabo, è innegabile che il velo abbia in Francia un'immagine negativa.
In più, essendo la Francia uno stato laico (la separazione fra Stato e Chiesa risale al 1905), quando una candidata alle elezioni mostra un simbolo religioso come il velo, prosegue la riflessione del giornalista, si pensa che stia introducendo la religione nella sfera pubblica e per questo non possa rappresentare lo Stato francese.
Eppure Ilham Moussaid dichiara di voler difendere i valori della laicità. E quindi? Come la mettiamo? Dove finisce la sfera privata e dove inizia quella pubblica?
Il mondo musulmano si interroga sulla questione. Così come si interroga, dando risposta positiva, su quanto una donna velata possa portare avanti non solo battaglie di laicità ma di femminismo. Nel mondo arabo, dove la quasi totalità delle donne sono velate, chi porta il velo conduce battaglie civili, femministe e di laicità. Ancora una volta il velo in Europa fa discutere. Anche fuori dai confini europei.
Confronta 18 assicurazioni e risparmia!
Confronta le offerte delle migliori banche!
Confronta le migliori finanziarie e risparmia
Quella che si sta conlcudendo è la campagna elettorale più moscia e noiosa per la storia della capitale. Che sprofonda, sempre più in basso, come i suoi politici
I progetti del nuovo governo per togliere i vincoli alle assunzioni flessibili
Più capiente, più spettacolare e ancora più "mobile". Vediamo le novità del servizio di fotohosting di Yahoo!
Un saggio scritto dal chimico Dario Bressanini smonta i falsi miti sui prodotti che acquistiamo
![]() |
X