Poliziotti buoni contro poliziotti cattivi . Ma non è uno spaghetti western. È una vicenda reale accaduta a Monterrey, capitale dello stato messicano di Nuevo León, centro di comando del narcotraffico internazionale, dove due gruppi di agenti - federali da un lato e municipali dall'altro - si sono fronteggiati mercoledì per le strade a colpi di arma da fuoco, asserragliati, gli uni e gli altri, dietro le auto.
I cattivi - i municipales - avevano bloccato le strade per protestare contro l'arresto di 90 loro colleghi e in particolare di un'agente sposata con il nuovo capo del cartello dei narcos del Golfo. I buoni - al servizio della Procura federale e, dicono, di Washington - hanno avuto la meglio. Ma non hanno perdonato ai narcos (e ai loro colleghi che li proteggerebbero) l'omicidio di 13 militari nell'ottobre 2008, i cui corpi sono stati ritrovati in bella vista tutti con la gola tagliata a Monterrey. In regolamenti di conti fra bande di narcos, dal primo gennaio 2008 a oggi, sono morte più di 6.400 persone. Il Messico è anche campione mondiale di sequestri, in testa persino a Iraq e Colombia: settemila nel 2007, una cifra sotto stimata, perché non include i sequestri-express, classificati - a torto - come rapine. E sempre il Messico, dove la complicità delle forze dell'ordine coi trafficanti è stata denunciata persino dal presidente Calderon, è il Paese dove si combatte una delle più sanguinose guerre contemporanee. Sanguinose ma dimenticate: la guerra “de los cuernos de chivos”, delle corna di vacca, dal nomignolo dato dai killer all’AK-47, la loro arma preferita.
La guerra dei narcos: Rainews24
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