• RSS
  • youtube
Home  -  Mondo  -  Intelligence e globalizzazione: un rapporto tutto da rifare - L'ANALISI

Intelligence e globalizzazione: un rapporto tutto da rifare - L'ANALISI

Intelligence e globalizzazione: un rapporto tutto da rifare - L'ANALISI Intelligence e globalizzazione: un rapporto tutto da rifare - L'ANALISI
Un fermo immagine del video postato su Youtube che dimostra il  funzionamento di un software spia prodotto dalla Carrier Iq . Secondo ungiovane programmatore americano, il software sarebbe in grado di registrare segretamente non solo la locazione geografica del terminale, ma anche la pressione dei tasti e persino i messaggi ricevuti dagli utenti. 01 dicembre 2011. ANSA/YOUTUBE
di Redazione

di Antonella Colonna Vilasi

Oggi si parla molto di socità globalizzata, e se ne valutano i pro e i contro. Questo per quanto riguarda l'economia e la finanza in primis, ma anche la società, la cultura e la politica. Per quanto riguarda invece il rapporto tra intelligence e globalizzazione occorre a mio avviso  rivedere il primo dei due concetti alla luce di un mondo multipolare.

Il novecento infatti ha destrutturato l’idea di guerra ricomponendola attraverso i grandi conflitti del secolo. Tuttavia si è prodotta una erosione della sovranità dello Stato nazionale e, con esso, del principio westfalico dell’ordinamento internazionale.

Nel determinare la soglia di accesso al conflitto ormai giocano un ruolo comprimario anche alcuni soggetti extrastatuali come il terrorismo o la criminalità organizzata. Tuttavia, in questa multipolarità quelli che una volta erano i cosiddetti business si stanno trasformando in anelli di una forza eversiva fuori controllo.

La guerra secondo von Clausewitz era la prosecuzione della politica con altri mezzi. Ormai nella realtà odierna, non la si deve più intendere soltanto sul piano territoriale ma si sviluppa anche in uno stato di conflittualità permanente che travolge la consueta distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra. Quindi la guerra è un insieme di atti non ortodossi.

La guerra economica e finanziaria ha nuove manifestazioni. E' un modo di vincere senza neppure un combattimento. Occorre però capire se e cosa cambia anche sull'altro fronte, su quello cioè della pace, e se esista addirittura un uso dell’intelligence al fine della pace.

Infatti, il termine di information warfare è ormai entrato nel nostro lessico comune, e dobbiamo aggiungere il concetto di information peacekeeping, ovvero dell’intelligence come uno strumento di pace. Questo vuol dire che si può mantenere la pace attraverso la gestione dell’informazione. Si possono cambiare pacificamente gli equilibri di potere tra specifici gruppi ed individui allo scopo di conseguire obiettivi politici senza l’uso della forza, e questo per raggiungere stati temporanei di equilibrio.

L’Onu ha sempre perseguito un po' ingenuamente la pace duratura, mentre ormai il sistema mondiale è a geometria variabile: nell’attuale situazione di balcanizzazione internazionale non ci sono più alleati ma solo convergenze del momento. In questo quadro il problema della sicurezza si scontra con l’assenza di ambiti formalizzati di mediazione politica e l’indebolimento delle tradizionali alleanze.

In seguito allo scioglimento del patto di Varsavia è rimasta in piedi una sola grande alleanza politico-militare, la Nato. Tuttavia la Nato ultimante non esprime più un livello di compattezza politica che l’aveva invece caratterizzata negli anni della sua nascita. Accanto alla crisi della Nato vi è anche quella dell’Onu. In questo quadro, molto complesso, e in una situazione di crisi finanziaria permanente come quella attuale quello che emerge nel complesso è un equilibrio di forze segnato da un alto tasso di entropia, tant’è che il generale Carlo Jean parla di geopolitica del caos. Quindi in una situazione incerta la risorsa informativa ha un ruolo importantissimo.

In una analisi attenta sui sistemi di controllo e gestione dei flussi informativi viene fuori che i gioielli tecnologici di cui dispongono i servizi di intelligence sono quasi zero senza una guida umana. La tecnologia non è tutto. Anzi, può essere anche controproducente. Quando accade che le macchine sono in grado di sapere tutto ma la capacità di elaborazione dei dati è di solo il 6% tutti capiscono che qualcosa non va. L’elemento umano è infatti irrinunciabile. Quindi più human touch e meno high tech. Uno slogan, questo, più vero di altri notissimi, come quello per cui più informazione implica più democrazia dato che ormai viviamo immersi in una sorta di intossicazione da informazioni. Sono troppe, e spesso inutili e ridondanti. Talvolta anche false. Le informazioni veramente utili sono poche. Pullulano informazioni trash.

Anche rispetto a questi ultimi due temi, i servizi segreti italiani sono al passo coi tempi e riescono a superare i limiti e i problemi propri della loro attività? La loro storia, su cui chi scrive sta lavorando, è innanzitutto la storia della nostra Repubblica, nel bene e nel male, prima ancora che la storia di aspetti tecnici del mestiere. Un filo parallelo che a volte si interseca a volte si allontana, fatta di uomini, fatti e depistaggi. Eventi encomiabili ma altri meno. Adesso l’intelligence italiana è inserita in un contesto di alleanze rappresentato da ottimi analisti. La vera sostanza dell’intelligence è fatta da uomini che si sacrificano per la salus rei publicae, di romana memoria.

  • Vai a:
     
     
    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
14
Commenti
TUTTI
PIÙ POPOLARI
Loading...
Loading...
Nessun commento inserito
  • Per commentare gli articoli devi essere iscritto a panorama.it
  • Puoi farlo anche utilizzando il tuo account facebook
 
 
 
RC Auto: risparmia fino a 500€!

Confronta 18 assicurazioni e risparmia!

Mutui: risparmia fino a 15.000€!

Confronta le offerte delle migliori banche!

Prestiti: risparmia fino a 2.000€!

Confronta le migliori finanziarie e risparmia

 

Video Hot

TOP 10 DI PANORAMA Mondo

MONDO
Documento senza titolo