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L'imam integralista spaventa anche la Turchia

Un versetto del Corano contro ebrei e cristiani affisso davanti a una importante moschea di Istanbul fa scoppiare un aspro dibattito politico-teologico che invade giornali e tv. E il Paese della Mezzaluna si interroga sulla formazione dei buoni musulmani europei  LEGGI ANCHE: Lo speciale Turchia

di Anna Kosetas

"O voi che credete,  non scegliete per  vostri amici e alleati i cristiani e gli  ebrei. Essi sono alleati tra loro. E chi li sceglie per alleati è uno di loro". Sul portone principale della moschea di Zeynep Sultan, nel popoloso quartiere di Eminonu a Istanbul, qualche giorno fa è comparsa questa scritta: è  il verso 51 della Sura della Tavola imbandita. Ad affiggerla è stato lo stesso imam, che ora deve pensare a come arginare l'ondata di domande che gli vengono poste dai giornalisti più che dai fedeli.

Inutile il tempestivo intervento  del vicepresidente del direttorato per gli  Affari religiosi (il ministero che, in uno stato laico come la Turchia, gestisce tutte le questioni connesse con la religione): da quando infatti il giornale a larga diffusione Hurriyet ha diffuso la notizia, nel Paese  è scoppiato un aspro dibattito politico-teologico che non risparmia paginate sui giornali, larghi spazi in programmi televisivi  e una serie infinita di botta e risposta nei blog in internet.  Un buon musulmano, ha chiesto ai propri lettori l'Hurriyet, deve accettare ciò che dice il Corano tout court o può permettersi di essere selettivo? Se per l'opinionista del Turkish Daily news Burak Bekdil un "musulmano dogmatico" non può permettersi di essere selettivo, per molti altri commentatori turchi, assestati su posizioni squisitamente laiche, ci sarebbe invece da chiedersi se il Corano in sé possa essere preso alla lettera.

Appare chiaro che l'affissione del versetto susciti polemiche oltre che per un innato amore dei turchi al dibattito anche per le sue   implicazioni sulla politica estera orientata all'adesione   all'Unione europea ed a un'alleanza strategica con Stati Uniti  ed Israele.  Un punto fermo alla questione, capace di riconciliare, ha cercato di metterlo proprio il  numero due del Direttorato, Izzet Er. "Abbiamo raccomandato ai nostri imam – ha spiegato – di usare versetti  che non creino fraintendimenti se presi fuori dal loro contesto". "Questo versetto si riferisce a un periodo  di guerra. In quel tempo i  musulmani erano in guerra con gli ebrei. In tempi di pace un versetto del genere non si applica e, anzi, i musulmani devono essere amici  con chi non la pensa come loro". Per ora, però,  il dibattito nel Paese della Mezzaluna resta aperto.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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