Alla fine s’incaricherà la Storia, quella con la "S" maiuscola, di mettere al loro posto gli eventi e i personaggi (i personaggi storici, quelli con i quali giochiamo al gioco delle cose e degli animali). Nella colonnina dei leader di questo inizio di XXI Secolo ci sarà anche il cancelliere tedesco Angela Merkel, che avrà accompagnato e in qualche modo accelerato il definitivo sfaldamento dell’originaria area dell’Euro e rappresentato al meglio (cioè al peggio) il declino del vecchio mondo, l’Europa.
La Merkel rappresenta la Germania, più che l’Europa, a differenza di un gigante della politica che va sotto il nome di Helmut Kohl, l’uomo che contro tutti, contro banchieri, analisti e consiglieri, e soprattutto contro i propri elettori, realizzò da un giorno all’altro l’unificazione della Germania in un contesto europeo di forte alleanza e sintonia con l’altro grande Paese europeo, la Francia, e mentre sulle macerie del Muro edificava la nuova Germania, alimentava le speranze di unità politica di tutta l’Europa.
Angela Merkel no. Ieri il suo partito, la CDU (cristiano-democratici), il partito che fu di Kohl, è uscito sconfitto dalle elezioni nel Land NordReno-Westfalia, il più popoloso della Germania.
La Merkel può ancora sostenere (non senza ragione) che la sconfitta non influirà sul governo federale, né sulla sua politica europea. Può perfino, pur ammettendo che ieri è stata una giornata "amara e dolorosa", non considerarla un preannuncio di sconfitta a livello nazionale.
A uscire perdente dal voto, infatti, più che la Merkel è il ministro dell’Ambiente Norbert Roettgen, leader della CDU nel Land del NordReno-Westfalia e fino allo spoglio delle schede papabile delfino e successore della stessa Merkel. Ed è uscita vincente Hannelore Kraft , leader locale dei socialdemocratici, la SPD, che a dispetto di recenti smentite è proiettata ora verso la candidatura del suo partito, alleato con i verdi, nelle elezioni nazionali che si terranno nell’autunno 2013.
Al momento, però, la Merkel resta il politico tedesco più popolare, e il suo partito, la CDU, il più forte. Inoltre, i rivali social-democratici la inseguono sul piano del rigore, che finora ha reso in termini di consenso. Ma nelle elezioni di ieri, la campagna elettorale di Roettgen tutta centrata sull’intransigenza europea della Germania non ha "pagato". E questo è un buon segnale. Ma c’è poco da illudersi.
La Merkel ha dichiarato con inossidabile fermezza e serenità, oggi, che nonostante il risultato elettorale la sua politica non cambierà. Del resto, la prospettiva di un’uscita della Grecia dall’Euro sembra confermare la rigorosa cautela della Merkel circa gli aiuti ai Paesi in difficoltà.
Se ad Atene prevarrà la sinistra radicale, e la proposta di moratoria del debito, le centinaia di miliardi stanziate per il salvataggio della Grecia rischieranno di non rientrare più nelle casse europee. E questo significherà per il futuro una prudenza anche maggiore nei programmi "salva-Stati".
La Germania di Angela Merkel ha dato prova di miopia storica, mettendo in campo una politica banale (per quanto legittima e comprensibile) di conservazione del proprio orto che un leader europeo coraggioso e lungimirante come Kohl probabilmente avrebbe disapprovato.
La Germania di oggi non somiglia neppure lontanamente agli Stati Uniti del dopoguerra che, a dispetto delle perdite di guerra, investirono pesantemente nella crescita dell’Europa, della sua economia e della sua democrazia. Nel gioco delle cose e degli animali, la Merkel avrà il suo posto, che potrà non esaurirsi nel 2013. Ma sarà un nome che dietro l’apparenza della durezza, del rigore e della fermezza, non potrà che richiamare il suo opposto: la debolezza e l'impotenza dell’Europa e le prospettive di corto respiro delle sue leadership.
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Marco Ventura, inviato di guerra e cronista parlamentare de Il Giornale, poi collaboratore de La Stampa, Epoca, Il Secolo XIX, Radio Radicale, Mediaset e La7, responsabile di uffici stampa istituzionali e autore di una decina fra saggi e romanzi. L'ultimo "Hina, questa è la mia vita". Da "Il Campione e il Bandito" è stata tratta la miniserie con Beppe Fiorello per la Rai vincitrice dell’Oscar Tv 2010 per la migliore fiction televisiva
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