CHE COSA È SUCCESSO
Il Consiglio nazionale di transizione libico ha rinviato al 7 luglio le elezioni inizialmente previste per il 19 giugno. La decisione, in teoria dovuta a "motivi tecnici", è arrivata a ridosso dell’attacco all’aeroporto di Tripoli, il 5 giugno, da parte di miliziani che chiedevano la liberazione del loro leader. In poche ore le autorità libiche hanno ripreso il controllo dello scalo, ma la notte successiva, una bomba è esplosa di fronte al consolato americano di Bengasi. Segno che l’instabilità resta ancora alta. Continuano gli scontri tra miliziani ed esercito, serpeggia il malcontento sulla suddivisione dei seggi parlamentari fra varie regioni. E sussulti separatisti percorrono il paese. A complicare la partita è intervenuto l’arresto, con motivazioni poco chiare, di quattro rappresentanti della Corte penale internazionale, in Libia per incontrare il figlio di Muammar Gheddafi, Saif al-Islam. Per non parlare del sequestro di tre pescherecci italiani con 21 uomini.
CHE COSA HANNO SCRITTO
"Il più grande pericolo è che le elezioni non si svolgano abbastanza presto" scrive il Washington Post. "Prima la Libia va a votare, prima avrà un’autorità con sufficiente legittimazione per rafforzare il potere del governo, smantellare le milizie e garantire sicurezza per attrarre investimenti stranieri. Fino ad allora incidenti come l’attacco all’aeroporto sono probabili. Ma perfino adesso le prove sono contro chi sostiene che la fine della dittatura in Libia ha prodotto uno stato fallito simile alla Somalia". Il quotidiano in lingua inglese di Abu Dhabi The National sottolinea invece: "Le prospettive elettorali in Libia non sono chiare quanto dovrebbero. La gente non sa ancora per quali candidati potrà votare, visto che non sono ancora state pubblicate liste definitive. In ogni caso i libici dovranno prepararsi a navigare in acque politiche in continua evoluzione e piuttosto imprevedibili".
CHE COSA SUCCEDERÀ?
È ancora forte il rischio che la Libia cada nell’anarchia. Il paese è sotto la pressione di forze che potrebbero minarne l’unità. Il Consiglio nazionale di transizione ha una legittimità debole e non ha il monopolio dell’uso della forza, mentre il completo disarmo delle milizie appare lontano. Nuove forze politiche si stanno organizzando, in particolare gli islamisti di Ali Sallabi e Hakim Belhaji. Il governo provvisorio non ha avuto la forza di rivedere i rapporti energetici con l’Italia e i paesi occidentali, un nuovo esecutivo dopo le elezioni potrebbe farlo.
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