Attivisti, piccoli agricoltori, contadini di città, semplici consumatori si raduneranno oggi nelle piazze, negli orti comunitari, davanti ai supermercati per scambiarsi semi, raccogliere firme, informarsi, protestare contro la deriva del sistema alimentare mondiale. È la giornata di Occupy our food supply , una mobilitazione creativa partita da Rainforest Action Network , per sensibilizzare le persone sui costi veri di ciò che mettiamo nel piatto ha raccolto l’adesione di figure impegnate da tempo sul fronte del cibo, da Vandana Shiva , a Raj Patel , da Anna Lappé a Marion Nestle .
La deforestazione è responsabile per circa un terzo delle emissioni di gas serra derivanti da attività umane e tre sono i principali imputati per la scomparsa delle foreste: coltivazioni di soia, palma da olio e allevamenti.
Dopo la crisi di mucca pazza a metà degli anni novanta, la domanda di mangimi a base di soia è esplosa, provocando un picco nella scomparsa della foresta amazzonica tra il 2004 e il 2005, quando vennero disboscati oltre 1 milione e 200 mila ettari. Da allora il ritmo della distruzione è rallentato, ma un altro killer sta avanzando: gli allevamenti. Il 70 per cento degli alberi vengono tagliati per far posto alle mucche. Circa 75 milioni di capi che hanno trasformato il Brasile in uno dei principali produttori di carne al mondo, proiettato verso il raddoppio della quota di mercato entro il 2018.
La corsa agli agrocarburanti, ma anche l’utilizzo in campo alimentare dell’olio di palma (quello che in molti prodotti si nasconde dietro la generica dicitura olio vegetale), ha provocato, invece, una massiccia deforestazione in Indonesia, Malaysia e ora minaccia l’Africa.
Ma non è solo il prezzo pagato dalla Terra a preoccupare Occupy our food supply, è anche la perdita di controllo e di potere su ciò che mangiamo: "Il cibo è l’elemento dove si può percepire maggiormente il potere delle grandi aziende. Pensate all’omologazione del gusto e dell’esperienza culinaria rappresentato dal fast food", sottolinea Micheal Pollan autore del Dilemma dell’onnivoro, che aggiunge come nella diversità del cibo locale stia la via d’uscita.
Il peso dell’agrobusiness è forte anche all’origine dei prodotti alimentari. Le sementi agricole sono nelle mani di una decina di grandi società dell’agrobusiness, la libertà di conservare e scambiare i semi è molto limitata, la biodiversità in agricoltura è ormai un ricordo. Oggi il 90 per cento della nostra alimentazione arriva da 15 piante e 8 specie animali. Da anni Vandana Shiva sta conducendo una campagna per "salvare" la diversità dei semi agricoli. In Europa è partita la mobilitazione di Save our seeds , in Italia sta crescendo la Rete semi rurali "Dobbiamo occupare il nostro sistema alimentare per creare la democrazia del cibo" incita Vandana Shiva.
Tra le iniziative che si svolgeranno soprattutto negli Stati Uniti, ma che avranno un riverbero da Barcellona alla Patagonia, dall’Irlanda al Brasile, ci sono guide per orientarsi tra i social media mappe con i luoghi di incontro e perfino le dettagliate istruzioni su come occupare Cargill, uno dei colossi dell’agrobusiness. O almeno la segreteria telefonica del suo amministratore delegato.
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