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Siria: il premier Riad Hijab passa con i ribelli

L'ex primo ministro nominato due mesi fa da Assad accusa Damasco di "crimini barbari e genocidio"

Siria: il premier Riad Hijab passa con i ribelli Siria: il premier Riad Hijab passa con i ribelli
Raid Hijab presta giuramento davanti a Bashar al Assad (Credits: Sana Handout)

Tag:  Aleppo Bashar Al Assad defezioni premier Riad Hijab

di Anna Mazzone

Il primo ministro siriano Riad Hijad ha abbandonato Bashar al Assad per unirsi ai rivoluzionari. Il capo del governo di Damasco era stato nominato poco meno di due mesi fa. La sua defezione indica che il regime è sempre più debole.

Sunnita e originario dell'area di Dseir al-Zour, nella parte orientale della Siria, scossa anch'essa dalle rivolte anti-Assad, Riad Hijab al momento si trova in un luogo sicuro, come ha specificato il suo portavoce alla televisione Al Jazeera.

L'ex premier è il primo dei ministri dell'esecutivo del presidente siriano a passare dalla parte dell'opposizione. "La Siria sta passando attraverso i peggiori crimini di guerra, il genocidio e i barbari assassinii, i massacri perpetrati contro cittadini disarmati", ha dichiarato Hijab subito dopo la sua defezione. E' molto probabile che dopo il suo esempio altri seguano le sue orme.

Già un mese fa era sto il generale Manaf Tlas, considerato uno dei fedelisismi di Assad, a voltare le spalle al raìs di Damasco. E poi, una serie di militari alti o bassi in grado e diversi diplomatici. Solo tra i generali, 30 hanno attraversato il confine turco-siriano.

Insomma, il regime di Assad sembra davvero indebolirsi ogni giorno che passa, nonostante proseguano i feroci scontri in diverse città del Paese e, soprattutto, mentre continua il lungo assedio di Aleppo.

Quello che si teme in queste ore in Siria è che la fine del regime comporti anche l'inizio di una lunga epoca di caos all'interno del Paese, spaccato da una sanguinaria guerra civile.

Sunniti contro sciiti, e gli alawiti del presidente che potrebbero essere costretti a ritirarsi in una delle loro roccaforti nella parte nord-occidentale del Paese e da lì continuare a combattere.

Che la fine di Assad sia prossima si avverte nell'aria, ma è pur vero che al momento non esiste ancora un "piano" per il dopo e il passaggio delle consegne dal vecchio a l nuovo governo potrebbe essere altrettanto violento quanto gli scontri che finora hanno portato a più di 19mila vittime.

Di fronte a tutto questo la comunità internazionale continua a restare bloccata in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove Cina e Russia hanno per tre volte calato sul tavolo il loro veto a sanzioni contro Damasco.

Ma, nonostante questo, le grandi potenze agiscono nell'ombra, sostenendo una parte o l'altra. Come gli Usa che hanno appena stanziato 25 milioni di dollari per i ribelli, anche se ufficialmente "non per equipaggiamenti militari".

Adesso il governo di Damasco è nelle mani di Omar Ghalawanji, che dovrà traghettare l'esecutivo verso la fine della guerra, o quello che ne resterà man mano che ci si avvicina alla fine.

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