C’è un piccolo comune, a un’ora d’auto da Madrid, che ha debiti per i prossimi 7.058 anni. Finirà di pagarli nel 9070. È Pioz, un paese di 3.800 anime sperso nella pianura della Castilla La Mancha. "Sì, abbiamo debiti per 16 milioni di euro" dichiara il sindaco Amelia Rodriguez, del Partito popolare. A sentire lei, la colpa del buco è del partito socialista, da lei sconfitto nelle elezioni 2011: "Chiedete a loro, io sono qui soltanto dallo scorso giugno. Una cosa, però, posso dirla: abbiamo vissuto in pieno boom immobiliare, per anni continuavano ad arrivare soldi per costruire case. Alla fine la situazione è sfuggita di mano".
"Mente sapendo di mentire", replica l’ex sindaco socialista, Emilio Rincon, il quale giura che il debito riconosciuto dal ministero delle Finanze sarebbe "soltanto" di 5 milioni e 411 mila euro. "Non è giusto che il nuovo sindaco mi additi a esempio della cattiva gestione che avrebbe riempito di debiti il comune" dice Rincon. Come spesso capita, la verità sta nel mezzo: l’origine del dramma di Pioz è un piano urbanistico spropositato, proposto dai socialisti e approvato nel 2003 anche con i voti dell’opposizione.
In Spagna, allora, il vento era molto diverso: José María Aznar era primo ministro e l’Economist celebrava "il boom immobiliare spagnolo, alimentato dai bassi tassi d’interesse e dalla rapida crescita dei salari e dei posti di lavoro, in un’economia che si è rimessa al passo dell’Unione Europea". Per questo Pioz è un posto che merita una visita: perché se in Spagna oggi le banche chiedono immense iniezioni di capitale (Bankia da sola deve ricapitalizzare 19 miliardi) è proprio perché hanno finanziato l’immensa bolla immobiliare di cui Pioz è il simbolo più paradossale.
L’entusiasmo delle costruzioni, infatti, era arrivato anche in questo paesino bruciato dal sole, noto fino a pochi giorni fa soltanto per un piccolo castello del XV secolo. Secondo i progetti del 2003, i campi di grano di Pioz, che producono malto per la birra Mahou, avrebbero dovuto lasciare spazio a 7 mila case in grado di ospitare 25 mila abitanti. La giunta, allora, aveva deciso di investire 12 milioni di euro. Gli esiti sono sotto gli occhi di tutti: oggi i cittadini sono meno di 4 mila, interi quartieri restano invenduti, sterminate file di villette a schiera restano deserte nonostante i prezzi da svendita totale: "Casa con tre camere e giardino offresi, a 95 mila euro finanziabili al 100 per cento" recitano i cartelli. Oppure: "Questa casa potrebbe essere tua, con rate da 499 euro e senza caparra".
Ci sono strade in cui si cammina per centinaia di metri tra villette giallo ocra, tutte uguali e tutte invendute. Le case vuote, però, non sono l’unico residuato della bolla che ha sedotto e abbandonato il paesino. C’è la piscina municipale, una vasca all’aperto che sta costando più di 2 milioni al comune. L’amministrazione era riuscita a pagare i costruttori prima del collaudo, prendendo in prestito 1 milione e 800 mila euro. "Ma poi non siamo riusciti a restituirli, visto che dobbiamo far quadrare i bilanci con i 32 mila euro che il ministero delle Finanze ci manda ogni mese", dice il sindaco.
Così, con gli interessi, il costo ha superato i 2 milioni. Quei soldi servono per una piscina che al momento è lì, abbandonata sotto il sole, in un prato vicino a un altro spreco di denaro pubblico: l’impianto per la depurazione delle acque. "È costato 11 milioni" dice l’assessore ai Lavori pubblici, Juan Yunta Ayllon, ma non è mai entrato in funzione perché non ci sono i soldi per far funzionare le pompe e per assumere chi dovrebbe gestirlo. Risultato: spesso Pioz resta senz’acqua. Se si chiede ai cittadini perché ogni opera qui diventa un colabrodo, la risposta è sempre la stessa: sfregano indice e pollice, come a dire: "Ci hanno mangiato in tanti".
Lo sa la magistratura, che ha aperto un’indagine per corruzione sui costi esorbitanti della piscina. In comune, a queste domande non rispondono. Alle quattro del pomeriggio il municipio è chiuso, con tanto di sbarre. Nella piazza quattro ragazzini giocano a calcio. In un baretto un paio di contadini cercano rifugio dal caldo. Le strade, per il resto, sono deserte. È la rappresentazione plastica dell’incubo di una nazione intera, che ha veleggiato sul credito facile e ora ha oltre 1 milione di nuove case invendute.
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