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Stati Uniti: l'11 settembre del manager e dei suoi dipendenti (morti)

L'11 settembre 2001, La Cantor Fitzgerald perse 658 dipendenti. Tutti morti poco dopo l'impatto dell'aereo sulla torre dove erano ospitati gli uffici della banca di investimenti. Dieci anni dopo, la società è stata ricostruita, grazie alla determinazione del suo manager: Howard Lutnick

Stati Uniti: l'11 settembre del manager e dei suoi dipendenti (morti) Stati Uniti: l'11 settembre del manager e dei suoi dipendenti (morti)
FILE - In this Tuesday, Sept. 11, 2001 file photo, smoke billows from the twin towers of the World Trade Center in New York. (AP Photo/Gulnara Samoilova)
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Quella mattina Kyle gli ha salvato la vita. Così, per caso. Era il suo primo giorno di asilo. E aveva deciso di accompagnarla. Per una volta, non sarebbe arrivato in orario in ufficio, ma ci teneva a portare la figlia a quel suo primo importante appuntamento con la socialità.

11 settembre, 10 anni dopo

La maggior parte dei suoi dipendenti era invece al suo posto di lavoro quando quell'aereo è entrato come un missile nelle pareti del World Trade Center, portandosi via le loro vite mentre erano impegnati  in una conference call con Los Angeles, oppure studiavano i conti delle società clienti, o prendevano il secondo caffè del mattino perché il primo non era riuscito a risvegliarli dal sonno.

Howard W. Lutnick era allora un Principe di Wall Street; un manager di quaranta anni, con un grande futuro davanti; capace e rampante, ricco e famoso che guardava dall'alto (dal 105°piano) tutti i suoi rivali. Quella mattina gli portò via tutto ma gli lasciò un riconoscimento , una medaglia listata di nero, a lutto, che non avrebbe mai voluto avere: la sua società, la Cantor Fitzgerlad è stata quella che ha perduto il maggior numero di dipendenti. 658 morti, la media di una vittima su quattro delle 2.753 dell'attacco alle Twin Towers.

Il sogno di un'impresa distrutto in pochi secondi, crollato (con le torri) un'ora e 42 minuti più tardi. Una banca di investimenti, florida e in piena attività, i cui uffici occupavano quattro piani, dal 101°al 105° di uno degli edifici più famosi  e prestigiosi del mondo, che scompare sotto le tonnellate di macerie del grattacielo.

Howard W. Lutnick però è uno che non molla. Lucido e determinato, così tanto da apparire in alcune occasioni anche spietato, il manager non vuole arrendersi al destino. Chiede ai superstiti di ritornare al lavoro un paio di giorni dopo. Piange gli scomparsi in televisione (tra cui suo fratello più giovane, Gary), ma poi smette di pagare gli assegni a tutti dipendenti quattro giorni più tardi, il 15 settembre, senza avere una lista completa di chi fosse in vita e chi fosse morto. "Una cosa che mi fece vomitare", dirà una vedova di un impiegato della Cantor Fitzgerald.

Howard guardava lontano. Pensava, dieci anni fa, a questi giorni. La durezza delle sue decisioni era uno degli elementi necessari per raggiungere la meta che si era prefissato. Nessuno pensava che la sua società potesse essere ricostruita, ma il manager che sembrava aver perso il cuore (se mai lo ha avuto), invece ce l'ha fatta. Ha vinto la sua scommessa. E ha pagato i dividendi, ai suoi dipendenti scomparsi quella lontana mattina di settembre.

Negli ultimi tempi, il Cantor Fitzgerald Relief Fund, secondo il New York Post, ha distribuito milioni di dollari ai parenti delle vittime ed è riuscito ad assicurare a molte di queste famiglie l'assistenza medica per i prossimi anni. Quella promessa, di tanti anni fa, è stata mantenuta . Non solo. Il fondo è stato impegnato in molte altre attività di filantropia, per esempio, donando soldi alle vittime dei terremoti a Haiti e in Giappone.

A dare benzina al motore della ricostruzione non è stato solo Lutnick: anche i 75 dipendenti sopravvissuti e alcuni dei famigliari delle vittime saranno assunti e andranno a occupare le loro scrivanie nella nuova sede, ai piani bassi ( non più alti) di un grattacielo poco distante da Ground Zero.

La Cantor Fitzgerald è riuscita anche a superare la Grande Crisi finanziaria del 2008, nonostante fosse impegnata nel settore dei mutui. Anche quella tempesta è passata. E l'impresa va avanti. Con lucidità e determinazione. Molta determinazione, senza guardare in faccia nessuno, il Capitano Howard W. Lutnick l'ha fatta veleggiare tra le tempeste dell'ultimo decennio americano.

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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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