Gli ingredienti ci sono tutti: uno scandalo a sfondo sessuale, una campagna di stampa, un importante politico e la sua carriera. Di fatto conclusa.
Il caso di David Paterson è esemplare. Negli Usa sono molto attenti alle storie personali dei loro rappresentanti. Ma la vicenda che riguarda il governatore dello Stato di New York è ancora più sintomatica di altre. Non solo per la pesantezza delle accuse, ma anche e soprattutto per la portata della difesa che alcuni media, in particolare blogs sulla rete, hanno fatto dell'esponente democratico.
Lui, non vedente, primo afro-americano a governare lo stato della Grande Mela, venerdì scorso ha annunciato che non si sarebbe candidato per le elezioni del prossimo novembre. Niente gara per confermare la poltrona. Motivo?
Paterson, personaggio già discusso, era stato messo al tappeto da uno scoop del New York Times.
Annunciato con un grande battage pubblicitario, atteso come uno rivelazione deflagrante, una vera e propria smoking gun per provare l'immoralità del governatore, l'articolo, pubblicato la scorsa settimana aveva lasciato perplesso più di uno.
Nel pezzo si raccontava che Paterson aveva telefonato all'ex fidanzata del suo più stretto collaboratore David Johnson. Lei aveva denunciato lui per violenza, per averla picchiata, e la chiamata del governatore è stata fatta alla vigilia del processo. Per il New York Times si tratta di un evidente caso di pressione. Non l'unico nei confronti della ragazza visto che, dicono alcune fonti, Paterson aveva chiesto a due funzionari dello stato di New York di convincerla che c'era altre strade prima di arrivare a un giudizio davanti a una corte.
La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. David Paterson - che non è mai stato in grado di conquistare le simpatie e il consenso per fare fare un salto alla sua "avventura" politica - ha avuto le gambe "tagliate" dallo scoop del quotidiano. Arrivato alla poltrona più importante dello stato dopo che l'ex governatore Eliot Spitzer era stato costretto a dare le dimissioni per essere stato "beccato" in un giro di squillo di alto bordo, Paterson (che ne era il vice) doveva dare una ventata moralizzatrice alla politica newyorkese, ma in realtà, quasi da subito è rimasto coinvolto in scandali a luci rosse che ne hanno messo in dubbio l'autorevolezza.
Dopo essere subentrato a Spitzer (nel 2008), aveva confidato di essere stato infedele nei confronti della moglie. Lei, d'altra parte, aveva fatto lo stessa rivelazione. Sull'onda di queste succulenti confessioni, le voci e i gossip attorno a Paterson si erano moltiplicati. Un sito specializzato aveva parlato dei due come di una coppia di scambisti; altre fonti avevano accennato a strane frequentazioni femminili del governatore, all'utilizzo privato di soldi pubblici per questi incontri.
Paterson ha sempre classificato come spazzatura queste voci. Di fronte all'articolo del New York Times ha però alzato bandiera bianca. Gli sono venuti a mancare gli appoggi decisivi per la campagna elettorale del prossimo novembre. Ha deciso di evitare lo stillicidio e si è fatto da parte.
Ma ora molti si chiedono se la campagna di stampa del NYTimes fosse un motivo sufficiente per farlo. Come fa, per esempio, Lee Siegel, autorevole firma del (progressista) Daily Beast , il quale definisce lo scoop del quotidiano più simile a una bufala giornalistica che alla bomba mediatica annunciata con tanta insistenza.
Leggerla mi ha dato la stessa sensazione che si può avere quando accendi una pipa e invece che buon tabacco, aspiri solo aria calda, scrive il columnist. Speculations, allegations, insinuations, scrive Siegel. Speculazioni, insinuazioni, affermazioni senza prove. Nessuno sa cosa sia successo esattamente tra il governatore Paterson e l'ex fidanzata del suo braccio destro, ma il New York Times, afferma l'editorialista del Daily Beast, ha avuto il suo secondo scalpo dopo quello del predecessore Eliot Spizter.
Perchè, secondo Siegel, è vero che Paterson non merita la poltrona di governatore dello Stato di New York; è vero che al suo posto lui vorrebbe Andrew Cuomo, il figlio del "leggendario" Mario Cuomo, più adatto a un posto di responsabilità come quello, gestito da Paterson in modo distratto, insufficiente, inadeguato. Ma, è anche vero che a quel risultato non ci si può arrivare attraverso una campagna di stampa che non riesce a dimostrare, prove alla mano, la colpevolezza del politico messo nel mirino.
Paterson è solo l'ultima vittima della tradizione "morale" americana per cui un politico deve avere dei comportamenti privati specchiati. Del caso dell'ex governatore Spitzer abbiamo detto. Negli ultimi mesi, vicende personali rivelate in pubblico avevano distrutto la carriera di John Edwards, ex candidato democratico alla Casa Bianca. Un libro, scritto da un ex collaboratore, lo accusava di ave tradito la moglie (quando era già malata di cancro) e di avere avuto una figlia segreta dalla sua amante.
Qualche settimana prima, Mark Sandford, ex governatore della Sud Carolina, pizzicato a fare scappatelle transcontinentali, aveva chiesto scusa alla moglie a ai quattro figli prima di abbandonare l'incarico.
John Ensign, senatore del Nevada, non ebbe meglior sorte quando nello scorso giugno fu costretto ad ammettere di avere avuto una relazione con una impiegata dello staff della sua campagna elettorale. A rivelarlo, una lettera del marito di lei, spedita a FoxNews.
La lista degli ultimi sex scandals americani è abbastanza lunga, una decina di casi. Segno che l'attenzione dei media è sempre alta su questo versante. Fin troppo, iniziano a dire alcune delle voci dei media americani.
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