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Una campagna per portare Woody Allen in Israele

Una rivista ebraica vuole raccogliere 9 milioni di dollari per far girare il regista newyorchese a Tel Aviv

Una campagna per portare Woody Allen in Israele Una campagna per portare Woody Allen in Israele
Woody Allen a Cannes (Credits: AP Photo/Matt Sayles)
di Anna Mazzone

Dopo Londra, Barcellona, Parigi e Roma per Woody Allen è arrivato il momento di girare anche a Tel Aviv? Il regista newyorchese per ora non parla di un prossimo film in Israele, anche perché è impegnato con il lancio della sua ultima fatica ambientata nella Città eterna (To Rome with Love), ma in tanti vorrebbero vederlo dietro la telecamera nello Stato ebraico.

Galeotta è stata una recente intervista di Allen al Wall Street Journal, in cui il regista sostiene che, lungi da una spinta artistica, la sua decisione di filmare in città al di fuori degli Stati Uniti si basa su una mera valutazione economica. Londra, Barcellona, Parigi e Roma hanno pagato i film di Woody Allen ed è per questo che il regista ultimamente si è messo a girovagare un po' per tutta Europa.

Allen gira un film l'anno (l'ultimo in terra romana è stato il suo 45esimo lungometraggio) ed è quindi un autore decisamente prolifico. Ma non ha mai messo piede in Israele, pur avendo trattato da sempre tematiche legate all'essere ebrei nei suoi film più celebri. "Gli italiani mi hanno chiamato e hanno detto: pagheremo il tuo film", così ha raccontato il regista al WSJ, e dopo pochi mesi le sue telecamere sono sbarcate a Roma.

Così, The Jewish Journal ha lanciato una campagna per raccogliere fondi e finanziare un film di Allen nello Stato ebraico. Per convincere l'artista ad abbandonare il suo attico a Central Park ci vogliono circa 18 milioni di dollari. Né più né meno; a questa cifra Woody Allen garantisce un film confezionato alla perfezione e girato dove vengono staccati gli assegni. Unico dettaglio: non fa mai leggere prima la sceneggiatura ai finanziatori. Forse per questo la maggior parte dei produttori statunitensi preferisce non rischiare.

Ma il Jewish Journal si è prefissato di raggiungere la metà della cifra necessaria, dichiarando che qualora la campagna centrasse l'obiettivo, un unico donatore metterebbe i restanti 9 milioni di dollari tutti in una volta. L'editore della rivista sa bene che un film di Allen porta lustro e successo alla nazione in cui viene girato e, nel caso di Israele, aiuterebbe molto a rilanciare in positivo l'immagine del Paese.

"Tutti quelli che amano i grandi film e amano Israele dovrebbero donare qualche dollaro", si legge sul giornale ebraico. Ma per ora i donatori sembrano reticenti. Al momento in cui scriviamo, mancano 44 giorni al termine della campagna e sono stati raccolti solo 6.087 dollari. Un po' pochini.

Citando una delle tante battute brillanti di Woody Allen "Oh, se solo Dio mi desse un segno chiaro, che so, ad esempio un ricco deposito a mio nome in una banca svizzera". Beh, più chiaro di così. Per ora Allen non parla, ma la risposta ai suoi fan israeliani è contenuta proprio in uno dei suoi film.

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