Il vertice che la Nato terrà a Chicago domenica e lunedì è già fin d’ora un successo, se non per il segretario generale Andrs Fogh Rasmussen, che dal summit si aspetta di scogliere molti nodi importanti, quanto meno per gli operatori economici della città di Barack Obama. Le delegazioni di 60 Paesi hanno fatto arrivare in città 6 mila politici e funzionari, 2 mila giornalisti oltre a 50 mila manifestanti che affolleranno hotel e ristoranti creando un indotto economico valutato in 128 milioni di dollari.
Al centro dei colloqui la svolta nel conflitto afghano. Gli Alleati dovranno definire e approvare la strategia di transizione dei compiti di sicurezza alle truppe di Kabul e il calendario del ritiro dei 130 mila militari di Isaf previsto per il 2014 ma già forzato da alcuni Paesi, come la Francia che con il neo presidente Francois Hollande anticiperà a quest’anno il rimpatrio del suo contingente.
Dopo il 2014 gli alleati hanno concordato di garantire un'attività di addestramento e supporto al nuovo esercito e alle forze di polizia afgane che dovrebbero ridursi da 352.000 uomini a 228.000 per limitare i costi di mantenimento. La Nato non vuole spendere più di 4,1 miliardi dollari all’anno per sostenere Kabul: la metà verrà finanziata da Washington ma gli altri alleati dovranno esprimersi sull’impegno finanziario come hanno già fatto Gran Bretagna (210 milioni annui) e Germania (190) . "Ci dovrà essere uno sforzo di finanziamento multilaterale" ha avvertito il portavoce del Pentagono George Little e "noi pensiamo che ci debbano essere contributi da altri Paesi" anche esterni all’Alleanza Atlantica.
Sul tavolo del summit di Chicago anche il completamento della prima fase dello scudo antimissile dispiegato nell'Europa dell'Est contro la minaccia dei missili balistici iraniani e che dovrebbe essere pienamente operativo nel 2018 .Lo scudo è avversato da Mosca che lo ritiene una minaccia rivolta al suo deterrente nucleare e alla sua sicurezza anche se negli ultimi tempi sembrano essersi aperti margini per una trattativa.
A Chicago la Nato darà ufficialmente il via al programma Smart Defense la "difesa intelligente" che mira a promuovere la cooperazione nei programmi militari di acquisizione integrati tra i vari alleati o tesi a unire le capacità e sviluppare competenze complementari in almeno 25 campi d’applicazione.
Un programma ineccepibile sul piano finanziario, specie in tempi di crisi e di tagli ai bilanci della Difesa, ma difficile da attuare perché proprio i conflitti afghano e libico hanno dimostrato che i Paesi più forti non sono sempre disposti a condividere sistemi d’arma con gli alleati ma anche perché non tutti i Paesi della Nato accettano di partecipare a conflitti e operazioni militari.
La Smart Defense dovrebbe parzialmente compensare le ridotte risorse finanziarie messe i campo dai partners europei di una Nato nella quale oggi gli Stati Uniti si fanno carico del 75 per cento delle spese militari complessive.
Al summit si discuterà anche di difesa da attacchi informatici , contro i quali la Nato punta su un sistema centralizzato di protezione e di coordinamento dei servizi di intelligence alleati, e dello sviluppo della flotta alleata di velivoli-radar Global Hawk per il controllo degli spazi terrestri.Il programma Alliance Ground Surveillance (AGS) prevede che i velivoli acquistati da 13 Paesi della Nato siano basati a Sigonella, in Sicilia, a due passi dai teatri operativi africani e mediorientali.
Anche la criosi siriana entrerà nell'agenda del summit e se finora la Nato ha sempre escluso un intervento nella guerra civile il pesante ruolo della Turchia nel sostegno ai ribelli potrebbe cambiare in breve tempo le prospettuve per un'azione militare internazionale.
--
Gianandrea Gaiani ha seguito sul campo tutte le missioni militari italiane. Dirige Analisi Difesa , collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e Libero ed è opinionista di Radio Capital. Ha scritto Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane
Il deputato Pd minaccia i 5 Stelle: Se continuano con le illazioni li querelo
Così il governo vuole allentare i vincoli della riforma Fornero
Tutti i big negano di essere coinvolti nel programma di monitoraggio USA. Ma per Snowden mentono: “Sapevano tutto”
Dure le reazioni della comunità scientifica all'annuncio shock del chirurgo che sostiene di poter trapiantare testa e cervello
X