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Violenze e saccheggi in Madagascar

Si aggrava di ora in ora il bilancio delle vittime causate dagli scontri tra i manifestanti dell'opposizione e i seguaci del presidente Marc Ravalomanana. Il Paese africano, ormai ex paradiso turistico, è sull'orlo della guerra civile

di Matteo Fagotto

Almeno 68 morti, decine di arresti, altrettanti feriti e il centro della capitale Antananarivo ridotto a un cumulo di macerie, dove i pochi negozi risparmiati dai saccheggi preferiscono rimanere chiusi. Da lunedì scorso il Madagascar, la Grande Ile, una delle mete turistiche più selvagge e ambite del continente africano, sta vivendo una delle peggiori crisi  della sua storia. I manifestanti dell'opposizione, scesi per le strade della capitale per chiedere le dimissioni del presidente Marc Ravalomanana , hanno occupato sedi di radio e televisioni, distrutto negozi e dato alle fiamme decine di stabili. Dalle macerie la polizia continua ad estrarre corpi carbonizzati e spesso irriconoscibili, e il bilancio delle vittime si aggrava di giorno in giorno. Molti visitatori hanno disdetto le prenotazioni, e i turisti presenti sull'isola stanno cercando di evacuare il Paese di concerto con le rispettive ambasciate.

Secondo quanto riferito da testimoni e polizia a diverse agenzie di stampa, una manifestazione indetta lunedì dall'opposizione in Piazza 13 Maggio, nel centro della capitale, sarebbe degenerata a causa dell'assalto lanciato ai locali della radio nazionale e del canale privato Malagasy Broadcasting System, di proprietà di Ravalomanana, da parte di alcuni manifestanti. La maggior parte delle vittime avrebbero perso la vita durante i roghi sprigionatisi dai negozi saccheggiati, ma il leader dell'opposizione e sindaco della città, Andry Rajoelina , ha annunciato di non essere disposto a incontrare il presidente finché non sarà fatta luce sulle morti. “Ieri i manifestanti sono di nuovo scesi in piazza aderendo all'appello del sindaco, la televisione parla di 40.000 persone”, spiega a Panorama.it un negoziante della capitale, che preferisce rimanere anonimo per ragioni di sicurezza. “La polizia è in assetto antisommossa, ma per il momento non ci sono stati incidenti”. Oggi, la maggior parte dei negozi e degli uffici in città sono chiusi per protesta, ma la polizia ha dovuto comunque disperdere alcuni manifestanti con lacrimogeni e proiettili di gomma. Per sabato l'opposizione ha indetto uno sciopero generale e ha chiesto ufficialmente le dimissioni di Ravalomanana. Rientrato in gran fretta da un vertice in Sudafrica, il presidente continua a lanciare appelli alla calma, ma il rischio che nei prossimi giorni la situazione degeneri ulteriormente è reale.

Businessman di successo, il 59enne Ravalomanana è stato per anni il simbolo da emulare per gli abitanti dell'isola, la cui economia cresce al ritmo del 7 percento annuo ma dove buona parte della popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà. Ravalomanana ha cominciato la scalata al successo vendendo yogurt per le strade della città quando aveva vent'anni, fino a diventare il presidente e fondatore della Tiko Madagascar, la principale industria alimentare del Paese con ramificazioni anche nel campo dei media. Eletto nel 2001 ma salito al potere solo l'anno successivo, dopo aver scalzato il decano Didier Ratsikara al termine di una breve guerra civile , ora Ravalomanana è accusato di perpetuare lo stesso sistema personalistico del suo predecessore, nonostante la decisa svolta data a livello economico.

L'ondata di privatizzazioni e l'entrata nel Paese di giganti stranieri come la Rio Tinto, attirati dalla presenza nel sottosuolo di nichel, cobalto e bauxite, hanno fatto decollare l'economia , cresciuta anche grazie alle esplorazioni petrolifere condotte sull'isola. Una crescita di cui però non hanno beneficiato vasti strati della popolazione, fomentati dalle denunce di malversazione e sprechi lanciate da Rajoelina, ormai ai ferri corti con il presidente: lo scorso dicembre, un'emittente radiotelevisiva vicina all'opposizione, Viva Tv, era stata oscurata per decreto dopo la trasmissione di un'intervista all'ex-presidente Ratsikara. La lotta politica tra Rajoelina e il presidente, sempre più aspra nonostante le elezioni presidenziali siano lontane tre anni, rischia di compromettere il miracolo economico malgascio e di allontanare i turisti. Un'eventualità che ad Antananarivo, almeno per il momento, non voglio nemmeno prendere in considerazione.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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