È un Cesare Battisti che da Copacabana parla senza freni di “politica internazionale” e che va giù duro come non ha mai fatto prima quello che parla ai giornalisti del portale Internet Carta Maior , vicino alla sinistra brasiliana radicale.
“Sarkozy è un voltagabbana. Obama è un pagliaccio, come tutti i politici”. Per nulla diplomatico l’ex terrorista dei Pac, Proletari armati per il Comunismo, condannato in Italia in via definitiva a 2 ergastoli per 4 omicidi, e dal 9 giugno del 2011 libero cittadino in Brasile che ha rifiutato la sua estradizione nel nostro paese.
È la prima intervista tutta “politica” quella che Battisti ha rilasciato a Carta Maior, cosa che per lo statuto dei rifugiati non potrebbe fare, pena l’espulsione dal paese verde-oro.
Vedremo cosa decideranno a Brasilia. Intanto, ecco i punti salienti del Battisti-pensiero.
“Sono stato lasciato libero tre anni in Brasile, dal 2004 fino all’arresto nel marzo 2007, perché la Francia non mi voleva in carcere. Più precisamente era il Ministro dell’interno di allora, Nicolas Sarkozy, che non mi voleva. Fino a quando nel 2007 sono arrivate le presidenziali e lui ha usato la mia prigione per sconfiggere Ségolène Royal alle elezioni. Sarkozy è un gaullista di destra che stava a destra anche di Chirac”.
Battisti definisce Sarkò “machiavellico, un voltagabbana”, un uomo che “vuole solo il potere” e che “è passato su tutti e tutto, che ha tradito i suoi stessi compagni, che ha tradito persino Chirac”.
Le uniche parole di elogio di Battisti sono per il predecessore Mitterand e per l’ex presidente brasiliano Lula che definisce “gli unici veri statisti, a differenza degli altri, a cominciare da Obama, che è un pagliaccio”. Colpisce il fatto che non spenda neanche una parola per l’attuale presidente Dilma Rousseff.
Ma non è finita perché nell’intervista Battisti sproloquia anche sul modello migliore per il Brasile del futuro. “Il Brasile è un paese ricco ed educato che può arrivare ad una società comunista”, attacca l’ex terrorista che poi spiega: “questo sarebbe l'ideale, il massimo della democrazia” perché, a suo giudizio “il comunismo non è la dittatura del proletariato bensì una coscientizzazione così elevata che io non ho bisogno di obbligare un altro a rispettare le regole, ma l'altro le rispetta perché sa che deve farlo”.
Poi l’ex terrorista attacca il modello del comunismo di Fidel e Raúl Castro. “A Cuba stanno più o meno costruendo l'uguaglianza, ma dov'è la libertà? Il comunismo è costruire la liberta con l'eguaglianza, altrimenti non è comunismo”.
E per non farsi mancare proprio nulla, Battisti cade nel vittimismo, al limite della paranoia. “Sono vigilato in modo stretto da agenti di almeno due paesi – rivela senza però specificare quali - lo fanno senza vergogna e il loro obiettivo è la mia demolizione psicologica. Mi seguono per strada, giorno e notte. Fanno ciò che vogliono, entrano in casa mia e … fanno ciò che vogliono”.
Infine l’ex terrorista preannuncia ai suoi lettori di non poter più scrivere. “Mi manca una visione politica chiara” dichiara - e fa capire che il suo 17esimo romanzo, Ai piedi del muro, sarà il suo ultimo libro se non potrà più occuparsi di politica.
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