da Parigi, Giorgia Castagnoli
Con l'inaspettato 17% delle preferenze degli elettori, si è piazzato al terzo posto tra i candidati alle elezioni primarie del Partito Socialista francese , e, dopo aver scritto una lettera aperta ai due finalisti, si è schiarato, ma solo a titolo personale, ovvero senza dare esplicite consegne di voto, dalla parte di François Hollande, che poi ha vinto . Ora, Arnaud Montebourg, mostra di voler continuare a cavalcare l'onda del successo dando il via ad un nuovo movimento politico, che mira a costruire una Nouvelle France.
Sulla base delle proposte redatte per i suoi libri Des idées et des rêves (Delle idee e dei sogni) e Votez pour la démondialisation (Votate per la demondializzazione) pubblicati mesi fa dalla casa editrice Flammarion, Montebourg ha deciso di aprire un think tank, sul modello americano, per organizzare le discussioni con gli intellettuali che condividono i suoi ideali, visto forse il carattere utopistico dei suoi progetti. Ma non solo, egli intende mettere in piedi un'università popolare itinerante e una scuola di formazione politica in Borgogna, per formare i dirigenti di questa futura "Nuova Francia".
Quattro sono i leitmotiv del suo impegno politico: la mutazione ecologica ovvero un cambiamento radicale, genetico, del vivere quotidiano che ponga al suo centro la salvaguardia dell'ambiente; la creazione della VI Repubblica, un sistema democratico in cui il parlamento abbia più poteri rispetto a quello attuale; il capitalismo cooperativo, capace di aumentare il potere d'acquisto dei francesi ripartendo in maniera più egalitaria i profitti delle società e diminuendo la differenza degli stipendi tra i dirigenti e gli impiegati. E, dulcis in fundo, arriviamo al vero e proprio manifesto ideologico di Arnaud Montebourg: la demondializzazione. Quando gli si domanda che cosa significhi esattamente, egli risponde candidamente che "è il contrario della mondializzazione, che è la concorrenza degli stipendi senza limite, senza regole né scrupoli morali". Come in un sistema manicheo dunque, se la mondializzazione appare come uno spettro spietato e distruttore dei risparmi delle famiglie, al contrario la demondializzazione appare come "un progetto che vuole riconsegnare ai popoli la capacità di compiere le proprie scelte economiche, senza metterli in concorrenza tra loro. Questa idea nasce dal rifiuto di essere sottomessi alle tendenze del mercato globale e vuole proteggere i salari per garantire la crescita economica...".
Più concretamente, la demondializzazione passa per una messa sotto tutela delle banche da parte dello Stato, per la lotta ai paradisi fiscali e alle agenzie di notazione e soprattutto per il ripristino delle frontiere commerciali. Siamo dunque di fronte a un nuovo protezionismo, ma, come insegna la tradizione francese, di sinistra? In effetti sì, ma, per distinguerlo da quello promosso dall'estrema destra di Marine Le Pen, viene qui definito come una "nuova onda protezionista": moderna, verde ed europea.
Insomma, se Montebourg dimostra certamente di avere una buona forza propositiva e comunicativa, arrivando a "far sognare" i francesi con le sue idee e il suo carisma, riuscirà poi veramente ad attuare le sue proposte, in un contesto economico e finanziario segnato dalla crisi?
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