In attesa di sapere chi sarà il Quarantacinquesimo, vi proponiamo un breve profilo degli ultimi dieci presidenti degli Stati Uniti.
34 - DWIGHT D. EISENHOWER (Denison 14 ottobre 1890 - Washington 28 marzo 1969. Repubblicano. Durata mandato: 20 gennaio 1953 - 20 gennaio 1961)
I Like Ike fu lo slogan che lo portò alla Casa Bianca sulla scorta del prestigio e della gloria accumulati come uno dei vincitori della Seconda Guerra Mondiale in qualità di generale, comandante in capo delle forze alleate in Europa. Furono gli emissari del GOP a convincerlo a scendere in campo mentre si trovava a Parigi, sede del quartier generale della Nato. Nei suoi anni da presidente, Ike fu fautore di un consevatorismo moderato, tanto che, secondo molti, può essere indicato come il padre del Moderno Partito Repubblicano. In piena Guerra Fredda, Dwight Eisenhower operò per la distensione e il bilanciamento delle forze nei campi contrapposti.
Firmò la pace con la Corea del Nord nel 1953 e intrattenne relazioni all'insegna del dialogo con i leader sovietici che andarono al potere dopo la morte di Stalin. Sul fronte interno, non smantellò il New Deal ereditato dalle precedenti presidenze democratiche, ma lo integrò con alcune politiche sociali di stampo conservatore. Famoso il suo discorso di addio, quando mise in guardia la nazione dai pericoli di una eccessiva forza del comparto militare industriale.
35 - JOHN FITZGERALD KENNEDY (Brookeline 29 maggio 1917 - Dallas 22 novembre 1963. Democratico. Durata mandato - 20 gennaio 1961 - 22 novembre 1963. Assassinato mentre era in carica)
Il presidente che più di altri è rimasto nell'immaginario collettivo americano, che più di chiunque altro ha rappresentato un'icona a livello internazionale, incarnando nella sua giovane figura quel moto verso un (Il) Destino Manifesto di un Paese - gli Usa - che JFK era riuscito a riproporre come modello universale di sviluppo e progresso dell'umanità intera, o almeno di quella parte che non si trovava sotto il giogo dell'impero sovietico.
La morte precoce, l'assassinio di Dallas ha fatto poi entrare nel mito questo rampollo della buona società dell'East Coast, arrivato alla Casa Bianca sull'onda della felice intuizione (elettorale, politica ma anche esistenziale per un Paese che ha sempre guardato in avanti) della Nuova Frontiera. Nei suoi anni da presidente, JFK ha dovuto affrontare lo smacco della Baia dei Porci di Cuba, con il fallito tentativo di eliminare la rivoluzione castrista, ma ha anche mostrato il suo valore quando ha gestito con fermezza e sapienza la crisi dei missili di Cuba e quella successiva all'erezione del Muro di Berlino.
Sul fronte interno, JFK ha aperto la strada alla legislazione sui diritti civili che ha segnato un momento spartiacque per la storia degli Stati Uniti e l'ambizioso piano di rilancio economico ha contribuito a far proseguire il Paese sulla strada del boom economico i cui prodomi si erano già avvertiti negli anni precedenti alla sua elezione.
36 - LYNDON B. JOHNSON (Johnson City 27 agosto 1908 - San Antonio 22 gennaio 1973. Democratico. Durata del mandato: 22 novembre 1963 - 20 gennaio 1969)
Giurò come successore di Kennedy sull'aereo che riportava a Washington la salma di JFK. Fu il presidente della Grande Società e dell'escalation in Vietnam, l'uomo che determinò uno dei più importanti programmi sociali per gli Stati Uniti e che - di fatto - decise l'entrata in guerra, esplicita e massiccia, degli Usa nel sud est asiatico. Dopo aver preso il posto del suo predecessore assassinato a Dallas, Johnson venne eletto con una percentuale molto alta di votanti, distaccando il suo rivale di milioni di voti e conquistando 44 stati su 50.
Nel 1965 propose al Congresso un pacchetto di misure indirizzate ad aumentare il numero dei beneficiari dei programmi federali di assistenza sanitaria, a incrementare i fondi per l'educazione, a estendere gli aiuti alle regioni depresse economicamente e a garantire, una volta per tutte, il diritto al voto di ogni cittadino americano. Fu durante la sua presidenza che il tema dei diritti civili prese piede con forza e condusse, da una parte, a un deciso miglioramento della situazione per gli afro-americani, ma dall'altra a tensioni in tutto il Paese, sfociate anche in alcune famose rivolte dei ghetti urbani neri degli Usa. Sotto Johnson, prese forma l'ambizioso programma spaziale americano che portò poi gli Usa alla conquista della Luna. Sul fronte esterno, tutte le sue energie furono concentate sulla guerra in Vietnam.
37 - RICHARD M. NIXON (Yorba Linda 9 gennaio 1913 - New York 22 aprile 1994. Repubblicano. Durata del mandato: 20 gennaio 1969 - 9 agosto 1974)
E' stato l'uomo del Watergate. Ma non è passato alla Storia solo per le sue dimissioni (le prime - e finora anche le ultime - di un presidente degli States in carica) in seguito al più grave scandalo in cui è rimasto direttamente coinvolta la Casa Bianca: Richard M. Nixon sarà ricordato per il Vietnam e per la sua politica estera indirizzata a trovare un dialogo con la Cina comunista e con l'Unione Sovietica. Nonostante sia stato il presidente che - alla fine - ha posto termine al conflitto americano nel sud est asiatico, Nixon è stato l'oggetto di una vera e propria rivolta di massa giovanile negli Usa a causa delle sue decisioni prese negli anni precedenti sulla condotta della guerra (i bombardamenti segreti su Laos e Cambogia e la ripresa delle incursioni aeree sul Vietnam del Nord). Lo scandalo Watergate lo travolse, segnando uno dei momenti più bui nel rapporto tra il potere e i cittadini, tra le istituzioni e la pubblica opinione.
38 - GERALD FORD (Omaha 14 luglio 1913 - Rancho Mirage 26 dicembre 2006. Repubblicano. Durata mandato: 9 agosto 1974 - 20 gennaio 1977)
"Assumo l'incarico di presidente in un momento senza precedenti nella storia del nostro Paese...", disse Gerald Ford nel giorno del suo giuramento. Con le dimissioni di Richard Nixon l'istituzione presidenziale era sceso al gradino più basso. Fu compito di Gerald Ford far rinascere la fiducia del cittadino nei confronti della Casa Bianca. Nei due anni successivi, l'ex vice di Nixon fece la sua parte. Mantenne la barra del paese dritta. Affrontò la crisi economica che condusse ad un alto tasso di inflazione e cercò di ristabilire la potenza e l'influenza americana nel mondo dopo la sconfitta in Vietnam. Il partito repubblicano lo indicò come candidato presidente per le elezioni successive, ma venne sconfitto. L'ombra del Watergate - che non l'aveva mai personalemte sfiorato - era comunque ancora troppo forte sulla presidenza da permettergli di rimanere in Pennsylvania Avenue.
39 - JAMES (JIMMY) CARTER (Plains 1°ottobre 1924. Democratico. Durata del mandato: 20 gennaio 1977 - 20 gennaio 1981)
Per la storia - e l'opinione pubblica statunitense - Jimmy carter è stato un presidente debole, non in grado di fare uscire il paese dalla crisi economica e di leadership mondiale dopo lo scandalo Watergate e la sconfitta in Vietnam. La vicenda paradigmatica della sua avvenura alla Casa Bianca è stata la mancata liberazione degli ostaggi americani nell'ambasciata Usa a Teheran. Quello stillicidio - compreso il fallimento del blitz che avrebbe dovuto riportare a casa gli ostaggi - fu una della cause che gli costarono la rielezione. L'altra fu la recessione che dovette - e non riuscì - a fronteggiare. Gli fece perdere consensi su consensi. Eppure, nei suoi anni alla Casa Bianca, Jimmy Carter aveva raggiunto qualche buon risultato, facendo scendere il tasso di disoccupazione. Non fu un successo sufficiente a garantirgli un rinnovo del mandato. Così come - sul fronte interno - a poco servì l'essere stato in grado di mediare la pace tra Israele ed Egitto, fino ad allora storici nemici.
40 - RONALD REAGAN (Tampico 6 febbraio 1911 - Los Angeles 5 giugno 2004. Repubblicano. Durata del mandato: 20 gennaio 1981 - 20 gennaio 1989)
Per molti è uno dei padri del conservatorismo moderno, l'uomo che ha indicato una filosofia (e una ricetta) di governo applicabile non solo negli Usa, ma anche altrove; il capostipite di una "rivoluzione conservatrice" che ha ridato sangue e ossigeno al GOP (facendolo uscire definitivamente dalla crisi provocata dalle dimissioni di Richard Nixon) e che ha fatto risorgere gli Stati Uniti dopo i bui anni'70, traghettandoli attraverso il decennio il successivo, gli anni'80, verso un'epoca di maggiore benessere, di rinnovata fiducia nelle istituzioni e nelle capacità di leadership mondiale degli Usa.
Per i suoi critici, invece, Ronald Reagan è stato il presidente che ha determinato la fine del sogno di maggiore eguaglianza sociale dei democratici, provocando con le sue politiche economiche l'aumento del divario sociale tra gli americani. Reaganomics era la sua dottrina. Una drastica riduzione delle tasse e delle spese federali furono i pilastri della sua azione in Economia. E quando l'aumento delle spese militari portò a un incremento del deficit statale, Reagan decise di andare avanti lo stesso per la sua strada, convinto che ridare fiato all'anemica economia americana fosse più importante che il pareggio di bilancio.
Prese possesso del suo ufficio quando il misery index, come era stato battezzato, e cioè la somma del tasso di inflazione e quello della disoccupazione , era a livelli astronomici, sopra il 20% (l'11 % il primo e il 9% il secondo) e durante i suoi due mandati lo dimezzò. Anche in politica estera furono grandi i successi. Contribuì e non poco alla fine dell'Impero del Male, come aveva definito l'Unione Sovietica. La sua corsa al riarmo nucleare - e la risposta di Mosca - furono una delle cause di logoramento del sistema sovietico.
Nel 1986, dichiarò guerra al terrorismo internazionale e fece bombardare Tripoli per punire Muhammar Gheddafi dell'attentato in cui persero la vita dei soldati americani a Berlino. Fu l'unico presidente a sopravvivere a un tentativo di omicidio. Nel 1981, ad appena due mesi dall'insediamento, uno squilibrato John Hinckely Jr. gli sparò perché voleva in questo modo attirare l'attenzione dell'attrice Jodie Foster. Gli perforò il polmone sinistro e Ronald Reagan rischiò di morire. Dopo dieci giorni di ospedale venne dimesso.
41 - GEORGE H. W. BUSH (Milton 12 giugno 1924. Repubblicano. Durata del mandato: 20 gennaio 1989 - 20 gennaio 1993)
Bush padre ha segnato un record negativo come presidente: nonostante abbia vinto una guerra (quella del Golfo del 1991) , non è riuscito a conquistare il secondo mandato alla Casa Bianca a causa di una fase di piccola recessione economica che colpì gli Usa agli inizi degli anni '90. Eppure, per George H. i successi in politica estera furono dei trionfi. Fu il presidente che vide cadere il Muro di Berlino e dissolversi l'Unione Sovietica; che mandò le truppe a Panama per catturare il Generale Manuel Noriega; e che, infine, sconfisse Saddam Hussein, liberando il Kuwait dopo l'invasione irachena, determinando così una stabile presenza degli Usa nell'area del Golfo Persico.
Tutto ciò però non gli servì. Non riuscì a farsi rieleggere. Venne punito non solo dalla recessione ma anche per non aver mantenuto una promessa fatta al suo elettorato: non alzare le tasse. Read my lips: no new taxes, fu l'annuncio che il candidato George H. W. Bush fece in occasione della convention per la nomination democratica. Ma quando venne eletto, invece, lo fece: alzò le tasse per evitare il deficit di bilancio.
42 - WILLIAM J. CLINTON (Hope 19 agosto 1946. Democratico. Durata del mandato: 20 gennaio 1993 - 20 gennaio 2001)
It's the economy, stupid: se esiste una frase che possa sintetizzare il decennio di Bill Clinton alla Casa Bianca è proprio questa. Fu il suo mantra durante la campagna elettorale per le presidenziali e rimase poi - in positivo - il leitmotiv della sua azione di governo. Non certo solo per merito suo, ma durante gli anni '90, gli Stati Uniti - anche, appunto grazie alle politiche di Clinton (e il gradimento di cui gode nelle classifiche dei presidenti più popolari nella storia americana ne sono una testimonianza), hanno vissuto un'epoca di prosperità (quasi) senza precedenti: il più basso tasso di disoccupazione registrato dopo decenni, l'inflazione più bassa dopo 30 anni di livelli tendenti verso l'alto, un numero sempre maggiore di proprietari di case.
Non è quindi un caso che Bill Clinton sia stato l'unico democratico dall'epoca di F.D. Roosevelt a ottenere un secondo mandato alla Casa Bianca. Eletto su posizioni liberal, il presidente seguì una politica centrista dopo che il Congresso gli aveva affossato alcune riforme (tra cui quella sanitaria) che Clinton aveva presentato. Questa posizione moderata lo fece navigare a gonfie vele tra gli scogli rappresentati da una parte dal parlamento a maggioranza repubblicana (era l'epoca dello scontro con l'allora Speaker della Camera Newt Gingrich) e dall'altra dalle posizioni liberal del suo partito.
Superò anche lo scandalo Lewinsky, la stagista con cui ebbe una relazione, e per cui aveva fatto delle dichiarazioni false in sede pubblica. I repubblicani pensarono che fosse la strada giusta per cacciarlo dalla Casa Bianca e arrivarono a chiedere la votazione di impeachment al Congresso. Ma quando la persero al Senato, Bill Clinton si rafforzò, invece che indebolirsi. In politica estera, fu uno dei protagonisti del processo di pace tra israeliani e palestinesi, che si concluse con la firma di un accordo e la storica stretta di mano tra Yitzhak Rabin e Yasser Arafat a Washington. Negli anni di Clinton, gli Usa furono impegnati anche nella ex Jugoslavia con l'appoggio ai bosniaci prima e poi, nel 1999, con la guerra del Kosovo.
43 - GEORGE W. BUSH (New haven 6 luglio 1946. Repubblicano. Durata del mandato 20 gennaio 2001 - 20 gennaio 2009)
E'stato il presidente della Guerra al Terrore. In carica solo da pochi mesi, ha dovuto affrontare l'11 settembre e la risposta degli Usa al terrorismo islamico. Lo ha fatto, impegnando gli Stati Uniti in due conflitti. Il primo, in Afghanistan, contro i santuari di Al Qaeda e dei Talebani; il secondo, in Iraq, con la controversa invasione americana.
Verrà ricordato anche per le leggi speciali adottate durante il suo mandato (come il Patriot Act) e per l'apertura del campo di detenzione per terroristi di Guantanamo. Il suo consenso in patria, durante gli anni dello sforzo bellico, è stato molto alto, in contrapposizione , invece, con l'ondata di proteste pacifiste e un diffuso sentimento di antimericanismo che le sue scelte hanno determinato nel resto del mondo. George W. Bush ha dovuto impegnare la sua presidenza per lo più su questo fronte. Su quello di politica interna, invece, ha dovuto gestire nell'ultima parte del suo mandato gli effetti della disastrosa crisi economica dei subprime, mentre nella prima aveva dato impulso allo sviluppo di alcuni programmi federali a caratterere sociale.
44 - BARACK OBAMA - (Honululu 4 agosto 1961. Democratico. In carica dal 20 gennaio 2009)
Raccolta una delle più difficile eredità dal suo predecessore, Barack Obama rischia di non riuscire a ottenere un secondo mandato anche a causa degli errori compiuti da lui stesso nel primo. La crisi economica negli Usa è sempre forte. Il tasso di disoccupazione è sempre alto e il presidente paga questa situazione. Il suo consenso nei sondaggi è molto basso e la sua rielezione è diventata una sfida difficile da vincere.
I suoi critici gli imputano di aver indirizzato tutte le sue energie nei primi due anni di governo nell'approvazione di una riforma sanitaria di cui molti americani non sentivano l'urgenza, mentre invece avrebbe dovuto impegnarsi con maggior vigore ed efficacia nella lotta alla disoccupazione. Eletto sulla base dello slogan Change (cambiamento), Obama ha deluso buona parte dei suoi sostenitori, i quali, però, con tutta probabilità, si attiveranno per la sua rielezione per evitare il ritorno alla Casa Bianca di un repubblicano.
In politica estera, Barack Obama ha "chiuso" il capitolo iracheno con il ritorno a casa di tutti i soldati americani, mentre, invece, sembra essere lontano il promesso disimpegno dall'Afghanistan. Protagonista di un nuovo rapporto con il mondo musulmano, Obama cerca di usare la sua influenza per indirizzare verso un futuro di democrazia nella stabilità e nella sicurezza internazionale i Paesi che ora si trovano alle prese con la Primavera araba , ma i risultati raggiunti sono per ora molto parziali.
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