Se c'è un desiderio che Mitt Romney vorrebbe vedere esaudito nella ultima, cruciale notte della convention che l'ha incoronato il candidato repubblicano alla Casa Bianca (dopo sei anni di duro lavoro, se si pensa anche alla sua partecipazione alle primarie del GOP del 2008) è quello di cui ha spesso parlato con i suoi famigliari e i suoi consiglieri: vorrebbe che gli americani lo guardassero con gli stessi occhi con cui lui si guarda allo specchio ogni mattina.
Desidererebbe, cioè che quello che lui pensa di sé stesso combaciasse con il giudizio della maggioranza dei milioni di elettori chiamati alle urne per decidere chi sarà il 45° presidente degli Stati Uniti. Vorrebbe che l'immagine che ha di sé - un uomo di solidi principi, devoto fedele di una religione pari alle altre, manager di successo e quindi creatore di ricchezza e benessere per lui e per la collettività, appassionato politico al servizio della comunità - fosse la stessa che i suoi concittadini vedono quando lo guardano parlare ai comizi o in televisione.
Nel suo discorso, l'ex governatore del Massachusetts dovrà dimostrare di essere la figura attenta e amorevole, competente e visionaria per la quale, la moglie Ann ha chiesto agli americani una cambiale (non in bianco) con quel suo "fidatevi di lui"scandito nell'intervento più importante della prima giornata della convention.
Mitt Romney dovrà eliminare ogni possibile dubbio su di lui, alimentato non solo dagli attacchi della macchina di propaganda dei democratici, ma anche da alcuni punti controversi della sua storia biografica, da diverse gaffes fatte nelle ultime settimane e - least but not last - da una condizione di agiatezza personale (un milionario alla Casa Bianca) che appare ora più un handicap che una risorsa politica.
Rompendo una tradizione iniziata dopo la sconfitta nelle primarie di quattro anni fa, quella di scrivere da solo i propri discorsi, in questa occasione, il candidato del GOP ha voluto redigere il testo (che leggerà in una quarantina di minuti) insieme al suo consigliere politico principale, Stuart Stevens, colui che ha scritto anche l'intervento di Ann, la moglie di Romney.
Le indiscrezioni dicono che sarà tutto incentrato sull'economia (Barack Obama verrà attaccato su tutta la linea), sul ruolo del Libero Mercato e dell'Iniziativa Privata (molti gli accenni contro il Big Spending Goverment) e sul peso dell'America nel Mondo (rimarcherà l'idea che gli Stati Uniti debbano interrompere la loro parabola declinante per riconquistare quel primato e quella leadership militare e politica che ne hanno fatto la nazione guida globale).
Quando parlerà davanti alle centinaia di delegati, Mitt Romney avrà probabilmente negli occhi il film degli ultimi anni. Il New York Times scrive che quattro anni fa, subito dopo aver perso la competizione con John McCain per la nomination, ricevette in Utah la visita di un importante finanziere newyorchese che gli propose di diventare il capo del suo fondo di investimenti. Avrebbe guadagnato 30 milioni di dollari all'anno. L'ex governatore declinò l'offerta perché era più interessato a capire perché gli elettori repubblicani l'avessero bocciato. Con il suo vecchio staff iniziò ad analizzare gli errori commessi. Era già proiettato al successivo appuntamento, il 2012.
Il resto della storia è già conosciuto. Ora c'è da scrivere l'epilogo. E, il discorso con cui accetterà la nomination del suo partito (e per il quale da settimane studia i discorsi di chi l'ha preceduto dai Bush a Reagan, da Nixon allo stesso Obama) è uno dei capitoli più importanti di questa saga.
Parlare dal palco del Tampa Bay Time Forum sarà anche una specie di rito di passaggio, l'occasione per fare un bilancio della sua avventura politica, in attesa della sfida più difficile. Sarà un poco come guardarsi allo specchio davanti a milioni di persone. Con la speranza - per lui - che anche loro vedano riflessa la stessa figura che lui vede davanti a sé.
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