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Obama vattene: perché Newsweek chiede un altro presidente

Con un durissimo articolo a firma dello storico Niall Ferguson il prestigioso settimanale invita a non votare per Barack Obama alle prossime presidenziali. La stampa amica inizia ad abbandonare il presidente

Obama vattene: perché Newsweek chiede un altro presidente Obama vattene: perché Newsweek chiede un altro presidente
Il numero di Newsweek che dà il benservito a Obama
di Michele Zurleni

Che la relazione amorosa tra Barack Obama e i media americani indipendenti e liberal fosse in uno stato di pre-crisi lo si era capito da tempo, ma che a poche settimane dalle elezioni, uno dei più prestigiosi settimanali statunitensi invitasse il presidente a liberare la poltrona della scrivania dello Studio Ovale e a tornarsene a Chicago, era un'ipotesi tanto remota da apparire fantascientifica.

E, invece, mentre tutti attendevano un piccolo schiaffo di richiamo, Newsweek ha tirato un sonoro ceffone a Barack Obama, con un articolo - scritto da un prestigioso collaboratore, consulente del candidato repubblicano John McCain nel 2008, lo storico di origini britanniche Niall Ferguson -, il cui titolo non poteva essere più esplicito: Obama must go. Deve andarsene.

Certo: la firma non è di un giornalista interno; non è quella della direttrice Tina Brown, ma lo spazio dato sul giornale all'attacco di Ferguson fa pensare che quella sia la posizione ufficiale di una testata che ha sempre avuto forti venature liberal e che comunque si è sempre schierata a fianco del presidente democratico in questi anni.

Lo storico britannico elenca tutte le promesse fatte da Obama all'inizio del mandato, soprattutto quelle in campo economico (la crescita dell'occupazione, la ripresa dell'economia statunitense, l'aumento del prodotto interno lordo, la messa in stato di sicurezza del debito), e poi fornisce la lista di quelle non mantenute (tasso di disoccupazione sempre troppo alto, possibile recessione alle porte Pil inferiore alle attese, debito senza freni). Secondo Ferguson, il 44°presidente non ha fatto nulla di quello che aveva promesso di fare.

Anzi, secondo lui, la situazione è ancora peggiorata grazie alle dispendiose riforme (come lui le definisce), prima tra tutte la Riforma Sanitaria - Pelosicare, la chiama, dal nome di Nancy Pelosi, la Speaker della Camera quando i democratici avevano la maggioranza - che sono state varate sotto la presidenza Obama.

Ma perché Newsweek ha deciso di lanciare un così duro attacco a colui che quattro anni fa aveva messo sul piedistallo? La risposta è molto semplice: la direzione di questa rivista condivide l'analisi del suo collaboratore. Barack Obama non è riuscito a mantenere le sue promesse, ha deluso le attese e le (fin troppo) forti aspettative che si erano concentrate su di lui; ha perso molta credibilità tra il pubblico statunitense.

Il segno di tutto questo lo si vede nei sondaggi. Obama è avanti, ma pur avendo di fronte un avversario non irresistibile come Mitt Romney, l'esito finale del voto del prossimo novembre è ancora incerto. Il presidente rischia di non essere rieletto.

Aver poi impostato la campagna elettorale sugli attacchi personali a Mitt Romney non sembra aiutare molto il fronte democratico. Anzi,ora appare un boomerang. Perché i giornali dopo aver scavato a lungo sulla vicenda della Bain Capital (e lo faranno anche sulla questione delle tasse di Romney) iniziano a capire che questa potrebbe essere una manovra diversiva da parte della macchina di propaganda del presidente.

Comprendono cioè, che, al di là della biografia del candidato repubblicano, il tema è capire soprattutto quale strada è stata, e quale dovrebbe essere, intrapresa per uscire dal perdurante momento di difficoltà in cui vivono gli Usa.

Così, negli Negli Stati Uniti, dove la stampa chiede conto dell'operato a chi detiene il potere, non può essere una sorpresa che un giornale amico faccia il bilancio (non strumentale) dell'operato di governo del presidente.

E che, in questo caso, lo bocci. La presa di posizione di Newsweek deve suonare più che un campanello di allarme per il presidente. Forse sarà solo il primo d i una lunga serie, forse non preannuncia un (improbabile) endorsement del settimanale per Mitt Romney.

Ma significa una cosa bene precisa: la stampa "amica" non farà sconti a un presidente deludente. Se non ha portato a casa quello che aveva promesso, forse è meglio che lui ritorni a Chicago.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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