Sulle robuste e sportive spalle di questo giovane uomo di 42 anni, sulle sue autorevoli credenziali politiche, ottenute in anni di lavoro a Capitol Hill e, in particolare, nell'ultimo periodo, come presidente della Commissione Bilancio della Camera; sulle sue idee e sulla sua visione su come dovrebbe essere guidata l'America, si giocano i destini dell'ultima parte, la più importante, della campagna elettorale per la Casa Bianca.
Mitt Romney ha indicato Paul Ryan come suo Running Mate. Dopo mesi di incertezza, dopo un lungo balletto di nomi fatti e poi smentiti, il candidato repubblicano ha dato l'annuncio ufficiale a Norfolk, in Virginia, a bordo della nave-museo USS Wisconsin. Un luogo non scelto a caso, evidentemente, visto che il suo candidato vice è dal 1999 rappresentante alla Camera dello stato da cui prende il nome la gloriosa corazzata della US Navy.
Temuto e apprezzato dai suoi avversari democratici (Barack Obama pensa che Paul Ryan sia uno dei pochi repubblicani - a suo giudizio - con un progetto politico solido in testa); stimato, se non addirittura amato da molti suoi colleghi deputati, per le sue idee coraggiose nel campo del budget federale; appoggiato da importanti personaggio del mondo degli affari da sempre vicino ai repubblicani come i fratelli Koch, Paul Ryan può essere definito un uomo-ponte tra l'establishment del GOP e le sue anima più movimentista, il Tea Party.
In questo senso, la scelta di Mitt Romney può considerarsi felice: avere Paul Ryan al suo fianco significa compattare la base conservatrice, quella che diffidava di lui perché considerato troppo moderato. Coloro che guardano al Tea Party, ora non avranno alcun problema a votare il ticket repubblicano.
E, proprio il nome di Paul Ryan fa pensare che la macchina da guerra di Mitt Romney cercherà di impostare la campagna elettorale su di un diverso binario rispetto a quello seguito finora. Non la presenterà più come un referendum su Barack Obama per le cose che non ha fatto per rilanciare l'economia statunitense (fattore decisivo anche se per ora i sondaggi premiano il presidente), ma - grazie alla presenza del suo vice - cercherà di colpire l'avversario anche sulle cose (inutili, dispendiose ai fini di migliorare la condizione degli americani, secondo i repubblicani) che ha fatto come capo del governo.
Paul Ryan è infatti un acerrimo nemico del Big Spending Goverment. In linea con una tradizione politica che predilige un governo federale leggero e poco incline a entrare nei meccanismi del mercato o dell'assistenza nei confronti dei cittadini, Paul Ryan è diventato famoso negli ultimi tempi per aver presentato (nel 2010) un piano di riduzione del deficit che prevedeva, di fatto, tagli alle tasse, abolizione di alcune imposte come quella sul capital gains e sulle proprietà immobiliari, e la trasformazione radicale (di fatto, una privatizzazione) di alcuni programmi di welfare come Medicare.
Il piano, approvato dalla Camera a maggioranza repubblicana, venne poi affondato definitivamente al Senato dai democratici. Ma, la battaglia che Paul Ryan condusse in quella occasione gli permise di conquistare autorevolezza e consenso tra le fila dei repubblicani. Un patrimonio politico che ora Mitt Romney vorrebbe spendere per conquistare la Casa Bianca.
Tra i due, da sempre c'è feeling. In più occasioni, Romney e Ryan hanno fatto campagna insieme e questo giovane molto smart, dalle grandi visioni e dalle notevoli capacità, è subito piaciuto al candidato repubblicano. Chi lo conosce bene, dice che fin da quando era un manager della Bain Capital, Mitt Romney preferiva contornarsi di personaggi simili a Ryan. Manager veloci n el comprendere e districare anche le più difficili situazioni; persone all'inizio della carriera e molto ambiziose, in grado di fornire anche un importante feed back ai dirigenti più anziani.
Paul Ryan in politica può garantire tutte queste caratteristiche.
La sua scelta, però, non sembra avere impressionato troppo il campo di Obama. Secondo i democratici, se compatterà la base repubblicana, il suo nome non sarà in grado di attirare i voti degli indipendenti. Se avesse voluto fare il colpo, Miit Romney avrebbe dovuto scegliere Marco Rubio, il senatore della Florida, capace di convincere gli ispanici a votare per il candidato repubblicano.
Ma da tempo, Rubio aveva fatto sapere che non voleva correre in questa occasione. E, tutti gli altri nomi, in realtà, erano molto meno spendibili presso la base repubblicana rispetto a quello di Paul Ryan, l'uomo che -con la sua presenza - cercherà di riportare a uno scontro di visioni sul futuro dell'America la battaglia per la Casa Bianca.
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