Da anni, gli scettici non perdono occasione di ricordarci che "gli arabi non sono compatibili con la democrazia". Per anni la scusa è valsa a sostenere una serie di regimi autoritari, che però avrebbero garantito una presunta stabilità e tenuto lontano il fondamentalismo islamico. Una teoria, purtroppo, alquanto diffusa anche in Israele. Così quando il popolo egiziano si è ribellato contro il suo dittatore, la domanda che più ha rimbalzato tra Gerusalemme e Tel Aviv era: "Senza più Mubarak, l'Egitto democratico sarà in grado di mantenere il suo Trattato di pace con Israele?".
Quest'ultimo, lo ricordiamo, risale al lontano 1978 (la cosiddetta pace di Camp David): a quei tempi, l'Egitto era guidato da un altro dittatore di stampo laico-militare, Muhammad Anwar al-Sadat. Proprio per avere firmato la pace con il "nemico sionista" Sadat fu assassinato nel 1981 da un estremista islamico.
Gli succedette, appunto, il suo "vice" Hosni Mubarak. Che, da allora, è sempre stato al potere , grazie a una Legge Speciale che di fatto impediva libere elezioni, fino alla rivolta popolare dello scorso febbraio. "Mubarak è un dittatore, ma almeno siamo sicuri che vuole mantenere il trattato di pace firmato da Sadat", si dicevano molti israeliani, temendo che un cambio di guardia al Cairo potesse mettere a repentaglio i buoni rapporti con l'Egitto.
La verità, però, è che la maggioranza degli egiziani vuole la pace con Israele. Lo conferma , tra l'altro, un recente sondaggio pubblicato dal Wall Street Journal secondo cui il 60% dei cittadini egiziani è favorevole al trattato di pace, purché a fianco dello Stato israeliano ne sorga uno palestinese.
In base allo stesso sondaggio, se le elezioni si tenessero ora, vincerebbe l'attuale presidente della Lega Araba Amr Moussa (nonché ex ministro degli Esteri di Mubarak) con il 37% dei voti. Il capo delle Forze Armate Mohamed Tantawi raccoglierebbe il 16% dei consensi, mentre il chimico premio Nobel Ahmed Zewail si assesterebbe intorno al 12%. Mohammed ElBaradei, l'ex capo dell'Agenzia atomica internazionale nonché Premio Nobel per la Pace, di cui tanto si è parlato, raggiungerebbe appena il 2% dei voti.
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Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese. Ha scritto reportage da Israele, Libano e altri Paesi mediorientali. Per Marsilio ha pubblicato Karma Kosher
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