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Quattro ragioni tecniche per cui bombardare l'Iran è facile a dirsi, difficile a farsi - L'ANALISI

La distanza, il carburante, l'estensione del programma atomico e il numero di aerei necessari a colpire tutti i siti

Quattro ragioni tecniche per cui bombardare l'Iran è facile a dirsi, difficile a farsi - L'ANALISI Quattro ragioni tecniche per cui bombardare l'Iran è facile a dirsi, difficile a farsi - L'ANALISI
TEL01-19980119-BEERSHEVA, ISRAEL: Israeli Defence Minister Yitzhak Mordechai (L), assisted by Air Force Commander, General Eitan Ben-Eliahu, squeezes himself into the cockpit of an F151 at an Israeli air force near Beersheva 19 January. Top defence officials and hundreds of other Israelis cheered the arrival from the USA of Israel's first F-151 warplanes, advanced fighter-bombers capable of stricking anywhere in the Middle East.   EPA PHOTO/AFP/SVEN NACKSTRAND/STF/sn/pbz/vl
di Anna Momigliano
momigliano-new

Bombardare l'Iran? Più facile a dirsi che a farsi. Da tempo, infatti, in molti si domandano se Israele voglia fermare il programma atomico di Teheran con un'azione militare (e diversi elementi fanno pensare che l'intenzione ci sia ) Ma, secondo alcuni, la questione da porsi è un'altra: siamo sicuri che, anche volendo, Gerusalemme sia in grado di effettuare un raid aereo del genere? Già, perché oltre alle questioni politiche, ideologiche e diplomatiche... Non bisogna dimenticarsi le questioni pratiche.

Già in passato abbiamo provato a fare qualche riflessione sull'argomento. Adesso però un'inchiesta del New York Times, che ha avuto accesso ai pareri informati di alte sfere dell'esercito statunitense, conferma che anche gli addetti ai lavori nutrono diversi dubbi sulla fattibilità tecnica di un raid aereo in grado di distruggere il programma nucleare iracheno.

Gli ostacoli principali sono quattro. Proviamo a riassumere la questione:

- L'Iran è lontano

In passato Israele è riuscita ad eliminare i programmi atomici dei suoi nemici. Nello specifico, l'aeronautica di Gerusalemme, ha neutralizzato con successo le strutture belliche nucleari dell'Iraq di Saddam Hussein (nel lontano 1981) e della Siria di Bashar Al-Assad (nel più recente 2007).

La differenza è che, per Israele, Siria e Iraq sono molto più vicini dell'Iran. Una maggiore distanza significa non solo una maggiore probabilità di vedere i propri caccia intercettati, ma anche una necessità maggiore di carburante. Secondo l'analisi fornita dal NYT, gli aerei israeliani non sarebbero in grado di compiere il viaggio di andata e di ritorno con un'unico serbatoio e dunque avrebbero bisogno di fare rifornimento in volo. Operazione complessa.

- L'Iran è grande

A differenza degli altri due programmi nucleari eliminati in precedenza, quello iraniano è sparpagliato in un'area territoriale piuttosto ampia. Sappiamo di laboratori a Busheher (sud-ovest del Paese), a Natanz (centro), Karaj (nord-ovest), e Amarak (centro-sud). Tutto questo significa che un raid contro il programma atomico iraniano richiederebbe un numero di aeroplani assai maggiore delle azioni precedentemente condotte in Siria e Iraq.

- Lo spazio aereo

Per raggiungere l'Iran, i caccia israeliani avrebbero due strade: possono passare da Sud, che implicherebbe attraversare lo spazio aereo di Giordania e Iraq, oppure da Nord, attraverso la Turchia o la Siria. Nessuna delle nazioni sembra disposta a concedere il diritto di sorvolo del proprio spazio aereo.

- Israele non ha abbastanza aerei

Questo è un fattore di cui si discute poco, ma che merita una particolare attenzione. Per portare avanti un raid, servono molti più aerei di quanto non si tenderebbe a immaginare. Servono non solo dei bombardieri in grado di portare avanti la missione, ma anche degli intercettori che coprano loro le spalle. A questo, nel caso di un obiettivo lontano come l'Iran, si aggiungono i velivoli necessari ad effettuare il rifornimento in volo (come dal punto primo). In breve, gli esperti intervistati dal New York Times hanno stimato che servirebbero circa un centinaio di aerei.

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Anna Momigliano è una caporedattrice di Studio , bimestrale di attualità culturale. Ha scritto reportage da Israele, Libano e altri Paesi mediorientali. Per Marsilio ha pubblicato Karma Kosher, giovani israeliani tra guerra, pace, politica e rock 'n roll Potete seguirla su Twitter: @annamomi

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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