Edward J. Smith era un marinaio e un capitano . Nasce nel 1850 nello Staffordshire, in Gran Bretagna, e muore il 15 aprile del 1912 sulla "sua" nave, il Titanic . Figlio di un vasaio-ceramista, il capitano Smith ha assistito impotente all'inabissamento della nave più grande del mondo, spaccata proprio come fosse un vaso di ceramica, dall'impatto con un gigantesco iceberg.
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All'età di 12 anni il futuro capitano del Titanic abbandona la scuola per il mare, il suo grande amore. E il mare lo gratifica facendolo eccellere, fino ad arrivare in vetta alla scala di comando marittima. La sua prima nave da comandante fu il Lizzie Fennell, un'imbarcazione da mille tonnellate usata come cargo tra il Vecchio Continente e il Sudamerica. Nel 1880, Smith passa dalle navi-merci a quelle passeggeri ed entra nella grande famiglia della White Star, gli armatori del Titanic.
Otto anni dopo, Edward Smith prende il primo comando della nave passeggeri Baltic e dal 1885 al 1904 è al comando della Majestic. Tra le altre esperienze, il capitano ha anche prestato servizio nella Marina britannica durante la guerra boera in Sudafrica. Insomma, un pedigree di tutto rispetto, per questo la White Star non ha esitazioni e affida a lui prima la Olympic e poi il Titanic, le due navi gemelle e superlusso.
Ma con entrambe Smith inizialmente ha dei problemi. L'Olympic si scontra con l'incrociatore Hawke durante il suo primo viaggio ed è costretta a tornare al porto di Southampton dal quale era salpata, il Titanic (al di là del tragico incidente finale) ha una serie di problemi per uscire dal porto all'inizio del suo primo (e ultimo) viaggio il 10 aprile del 1912.
Eppure, Edward J. Smith non c'entra, perché ha un'esperienza comprovata da centinaia di comandi. Come hanno in seguito spiegato gli esperti, il capitano non era abituato a guidare delle navi così imponenti. Non dimentichiamoci, infatti, che l'Olympic e il Titanic all'epoca erano le navi più grandi del mondo.
Dopo due giorni di serena navigazione, il Titanic comincia a ricevere dei messaggi d'allarme, per la presenza di iceberg lungo la rotta. Quando arriva il primo messaggio, il capitano Smith si trova nella hall principale della nave, la più elegante, e partecipa a una cena con le figure più in vista dell'epoca. Magnati e finanzieri con le loro signore ingioiellate, che hanno pagato a peso d'oro il viaggio sulla nave più grande (e più in vista) del mondo.
Alle 11.40 di notte del 14 aprile, un marinaio avvista un iceberg di fronte al Titanic. Ma è troppo tardi. Il capitano abbandona in fretta le public relations nei salotti buoni anglo-americani e dà l'ordine di virare per evitare il gigantesco pezzo di ghiaccio. Ma la nave non riesce a evitarlo e l'iceberg spacca lo scafo del Titanic. E' l'inizio della fine. Edward Smith, come già era successo, non è riuscito a calcolare i tempi necessari per far muovere la nave più grande del mondo e, d'altronde, era la prima volta per lui a capo di un simile colosso.
Il capitano capisce immediatamente l'entità del danno causato dall'iceberg e ordina all'equipaggio di calare in mare le scialuppe di salvataggio. Poi, personalmente, aiuta i feriti e i suoi uomini che cercano (senza successo) di tenere sotto controllo la situazione. In pochi riescono a salire sulle scialuppe che non vengono adeguatamente riempite. Moriranno in più di 1.500, compreso il capitano Edward Smith che, come ogni lupo di mare che si rispetti, dopo aver "sciolto le righe" e ordinato ai suoi uomini di mettersi in salvo, resta sul ponte del Titanic e affonda con lui.
Sono fiorite molte leggende attorno ai suoi ultimi minuti. Alcuni sostengono che il capitano si sia sparato un colpo alla testa subito dopo aver "liberato" i suoi uomini. Ma, secondo altri è molto più probabile che sia morto come un vero capitano, ossia senza abbandonare la sua nave. E sono state anche molte le inchieste aperte sul suo conto, per capire se era possibile evitare la tragedia e se l'inabissamento del Titanic fosse da imputare alla sua negligenza. Ma Edward J. Smith è stato scagionato da tutte le accuse.
L'umile figlio di un vasaio, amante del mare e al culmine della sua carriera, non è riuscito a ricomporre la ferita del suo "vaso" più importante e la sua storia ora riposa sui fondali dell'Atlantico, assieme ai resti della sua ultima nave.
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