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Bahrein: la repressione continua, sotto lo sguardo distratto dell'Occidente

In Bahrein continua la repressione di regime nei confronti della popolazione sciita. Sotto lo sguardo - indifferente o persino consenziente - dell'Occidente

Bahrein: la repressione continua, sotto lo sguardo distratto dell'Occidente Bahrein: la repressione continua, sotto lo sguardo distratto dell'Occidente
Bahrein. Bahrain protesters march in a Manama suburb street during the funeral of Ali Abdul Hadi Mushima, on 15 February 2011. Bahrain's King, Sheikh Hamad bin Isa al-Khalifa, on Tuesday 15 February 2011 setup a special committee to prop the causes behind the country's past three days protests which lead to the death of two protesters less then 24 hours apart, left no less then 40 injured, and increased the already high tension between the government and the opposition. The King's move came shortly after thousands of protesters took control of Lulu Square in the centre of Manama.  EPA/Mazen Mahdi
di Farian
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Il Bahrein è un caso – eclatante – dei due pesi e due misure dell’Occidente. Stati Uniti in testa. Se in Libia la comunità internazionale ha deciso di intervenire, in questo piccolo arcipelago del Golfo è scattata la mattanza, sotto lo sguardo distratto dell’Occidente.

In Bahrein le proteste erano iniziate il 14 febbraio . In modo pacifico, non violento. A scendere in piazza, nella piazza delle Perle nella capitale Manama, erano stati sia gli sciiti sia i sunniti. Reclamavano – tutti - maggiori diritti, come altrove.

La repressione si è scatenata il 15 marzo, per mano dei sauditi e delle altre monarchie che fanno parte dei GCC, il Gulf Cooperation Council. In questi due mesi  migliaia di persone sono state arrestate, torturate, ammazzate. Secondo Human Rights Watch , 630 persone sono ancora in carcere. Almeno trenta moschee sciite sono state rase al suolo.

A compiere il massacro sono stati i mercenari al soldo della dinastia (sunnita) degli al-Khalifa. La maggior parte delle vittime sono sciiti. Per una banale questione statistica: il 70 per cento della popolazione del Bahrein è composta da sciiti. Appartengono alla borghesia e alla società civile. Sono giornalisti, attivisti, medici e insegnanti. Professionisti. Ma anche bambine, perché i mercenari hanno preso di mira pure le scuole femminili e minacciato stupri.

Tutte le vittime della repressione sono di etnia araba e parlano arabo. Sono musulmani ma – a differenza dei regnanti – oltre che nella Rivelazione, dopo la morte del profeta Maometto credono e riconoscono dodici Imam. In migliaia hanno perso il posto di lavoro. Perché questa è la vendetta del regime nei confronti di coloro che hanno osato manifestare in piazze delle Perle.

I mercenari (sunniti) arrivano da Yemen, Giordania e Pakistan (di etnia baluci, soprattutto). Dalla dinastia regnante ricevono stipendio, casa per sé e per i propri famigliari, e il passaporto del Bahrein. La notte calano – con la maschera sul volto - nei villaggi sciiti, irrompono nelle abitazioni e portano via le persone. Ci sono posti di blocco ovunque, chi è ferito non riesce ad arrivare all’ospedale. Basta il nome (Hassan, Hossein, come il secondo e il terzo Imam dello sciismo, i nipoti di Maometto) a tradire l’appartenenza a una setta ormai in odore di eresia.

L’obiettivo è diffondere il terrore. Per gettare fango sull’opposizione, il regime di Manama cerca di screditarla, accusandola di essere collusa con l’Iran. Che, fino a prova contraria (e finora le prove non ci sono) con le proteste del Bahrein non c’entra proprio niente.

Alla periferia di Manama, a pochi minuti di auto da piazza delle Perle, ha sede la quinta flotta americana. Per questo il Bahrein sta a cuore a Washington. E per questo l’amministrazione Obama ha dato il via libera alla repressione, con l’aiuto dei sauditi che a Manama hanno mandato migliaia di militari e mezzi per reprimere il dissenso, temendo che le proteste potessero contagiare il regno di re Saud. Le violazioni sono tante, e le organizzazioni per i diritti umani le stanno denunciando.

Dove può portare il sostegno ai dittatori arabi? La Storia ce lo dice, basterebbe rileggere le pagine sul colpo di stato contro Mossaddeq, il premier iraniano che fece dell’Iran una monarchia costituzionale ma che nel 1951 osò nazionalizzare il petrolio (i cui proventi andavano a Londra più che a Teheran) e due anni dopo fu estromesso da un golpe architettato dagli inglesi e messo in atto dagli americani.

Torniamo, brevemente, al Bahrein: la popolazione civile non potrà dimenticare i soprusi, avallati da Washington. Avallati dall’amministrazione di Barack Obama, ovvero da quel presidente che non molto tempo fa ha vinto il Nobel per la Pace.

Come ha scritto Patrick Cockburn sul quotidiano inglese Independent , lo slogan della dinastia regnante del Bahrein è "anneghiamo la rivoluzione del sangue degli sciiti". Uno slogan che ricorda quello degli zar, quando negli anni precedenti la prima guerra mondiale orchestrarono i pogrom contro gli ebrei di Russia, usando i Cosacchi per uccidere e torturare gli ebrei e bruciare le loro sinagoghe.

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Farian Sabahi ,  docente presso l'Università di Torino e giornalista specializzata,  scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune  radio locali e straniere

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