L’Agenzia delle Nazioni Unite per il nucleare rende noto che l’Iran ha portato avanti test rilevanti allo sviluppo di un esplosivo nucleare. La ricerca degli iraniani - si legge nelle 25 pagine dell’ultimo rapporto dell’AIEA , il più severo fino ad ora elaborato - comprende l’elaborazione di "modelli al computer che possono essere usati solo per sviluppare il detonatore di una bomba nucleare". Insomma, ci sono i disegni (al computer) di un detonatore, non il detonatore.
Il linguaggio del rapporto è tecnico, per nulla drammatico. Ma chiaro: l’Iran avrebbe portato avanti attività "rilevanti allo sviluppo di un apparecchio esplosivo nucleare", anche se il il rapporto non dice in modo esplicito che l’Iran sta costruendo la bomba atomica. Andando in dettaglio, si legge che cosa si pensa l’Iran abbia fatto in segreto: disegni al computer, sviluppo di un detonatore, test di esplosivi. Attività, secondo l’AIEA, applicabili "solo alla ricerca di armi nucleari e con applicazioni limitate in ambito civile e nel settore militare convenzionale". Di conseguenza, l’Agenzia dell’Onu esige dall’Iran spiegazioni, in tempi rapidi.
Da Teheran il presidente Ahmadinejad afferma che l’AIEA è "un burattino degli Stati Uniti e che le informazioni sul rapporto sono infondate".
Da Vienna l’ambasciatore iraniano all’Agenzia, Ali Asghar Soltanieh, dichiara che il rapporto è "sbilanciato, non professionale e preparato con motivazioni politiche e sotto la pressione soprattutto degli Stati Uniti". Una "ripetizione di vecchie rivendicazioni senza fondamento, come dimostrato da una risposta precisa, da parte iraniana, consistente in un documento di 117 pagine".
Nel frattempo, Israele minaccia di attaccare l’Iran , il cui programma nucleare è stato in realtà – corre voce a Teheran - messo K.O. dal Mossad, "colpevole di aver diffuso il virus informatico Stuxnet e di avere assassinato diversi scienziati nucleari".
Una domanda viene allora spontanea: visto che un attacco all'Iran sarebbe troppo rischioso , non è che – per caso – il ministro alla Difesa Ehud Barak punta il dito contro Teheran per ottenere maggiori fondi dal proprio governo e la consegna in tempi rapidi dell’ultima tecnologia militare da parte di Washington, ma in realtà guarda ai neo-governi islamici nel Nord Africa? Onestamente, credo che ai vertici di Tel Aviv facciano più paura i partiti islamici risorti dopo le primavere arabe, che non ayatollah e pasdaran che di Israele non sono i dirimpettai e che hanno - al momento - altre gatte da pelare .
In ogni caso, l’ultimo desiderio del presidente statunitense Barack Obama è un’altra guerra in Medio Oriente . La soluzione intermedia? Ulteriori sanzioni, che sarebbero però ostacolate da Russia e Cina, che con Teheran continuano a fare business. Il fatto è che, nonostante le sanzioni, l’Iran continua a fare acquisti sul mercato internazionale grazie alle triangolazioni in cui a svolgere un ruolo fondamentale sono soprattutto i mercanti iraniani sparpagliati nel mondo. Molti dei quali sono sì iraniani (anche se spesso fuori dal Paese da trent’anni o più, e quindi in possesso di una seconda cittadinanza) e talvolta pure… ebrei. Basti pensare che, secondo i dati raccolti dalla Tel Aviv University, i cittadini di Israele di origine iraniana sarebbero addirittura 250 mila.
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Farian Sabahi , docente presso l'Università di Torino e giornalista specializzata, è autrice dei saggi “Storia dell’Iran” e “Storia dello Yemen”, pubblicati entrambi da Bruno Mondadori. Scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere
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