Nella vita del generale Stanley Mc-Chrystal c’è un prima e un dopo. La linea di confine è "The Runaway General", esplosivo articolo scritto da Michael Hastings e pubblicato da Rolling Stones nel giugno del 2010. Nel reportage l’allora capo delle forze della coalizione in Afghanistan e gli uomini della sua squadra irridevano con imperdonabile leggerezza i vertici civili della sicurezza di Barack Obama, dal consigliere per la sicurezza nazionale Jim Jones, un "clown fermo al 1985", all’inviato speciale in Afghanistan, Richard Holbrooke, "animale ferito" che passava le sue giornate ad assillare McChrystal con email pedanti, fino al vicepresidente, Joe Biden.
Quello che era stato fino ad allora un leader integerrimo, un esecutore marziale e silenzioso interamente votato alla causa dell’America, veniva sepolto dall’articolo di un giovane freelance; e con questo venivano irrimediabilmente infangate le mostrine, la tenacia, la capacità di leadership che lo avevano portato a guidare l’eroico team che nelle notti irachene ha sterminato centinaia di nemici. Il trofeo della Task force 6-26 era il leader di Al Qaeda in Iraq, Abu al-Zarqawi.
Un articolo petulante e veritiero aveva rovinato tutto e Obama non aveva potuto fare altro che sollevarlo immediatamente dall’incarico. Il codice marziale interiore che McChrystal non ha mai smesso di seguire (e applicare a ogni cosa, anzitutto a se stesso) gli imponeva a quel punto di appendere gli anfibi al chiodo, indossare gli abiti civili e andarsene magari a coltivare un fazzoletto di terra gentilmente concesso come liquidazione dal governo americano, come un legionario romano in congedo. Il generale però non ha scelto la strada del ritiro, ma quella della metamorfosi. Dopo essersi affrancato dal servizio militare con il disonore pubblico e l’onore di poter conservare le quattro stelle pur non avendo accumulato gli anni di servizio necessario, McChrystal ha iniziato una nuova carriera in cravatta. E il 57enne che corre 10 chilometri ogni mattina, mangia una volta al giorno e dorme quattro ore a notte non ha preso il suo nuovo mondo con meno serietà.
Prima è arrivata l’offerta di Yale, il prestigioso ateneo del Connecticut dove McChrystal è entrato come insegnante di un seminario su "fiducia e leadership". Gli studenti, che hanno non solo il permesso ma il dovere di chiamarlo "Stan", s’immergono assieme all’ex generale nell’idea militare della leadership trasferita in ogni ambito della società, dal governo alle aziende. L’articolo di Hastings è una delle letture obbligatorie del corso. Con i suoi studenti il generale entra nei dettagli della sua dipartita, e al New York Times ha spiegato che da quell’episodio ha tratto due importanti lezioni sulla leadership.
La prima riguarda l’importanza delle relazioni per chi ha un ruolo di comando: "Il network di amici" dice McChrystal «mi ha salvato». La seconda ha a che fare invece con la sua reazione pubblica all’articolo. Il generale non ha mai cercato di difendersi né di smentire il contenuto dell’articolo, né ha rivendicato l’inchiesta interna del Pentagono che condanna i metodi usati dal cronista per raccogliere le informazioni; lui sa che qualsiasi disputa avrebbe finito per danneggiare il paese, bene più alto della gloria personale.
Nelle innumerevoli missioni il generale non ha imparato soltanto a sparare e a Yale le sue capacità si esprimono secondo sessioni che difficilmente un professore tradizionale potrebbe proporre: sveglia alle 3 del mattino, corsa, lezione, seminario, pranzo di lavoro, ancora lezione, lavoro di gruppo, seminario finale, breve spuntino e dritti a letto. La forza di McChrystal non è nella preparazione teorica (il generale non ha nemmeno un dottorato, certificato fondamentale nel pedigree di un professore dell’Ivy league) ma nella conoscenza empirica. Questa sua expertise non convenzionale ha convinto il consiglio dell’università ad assumerlo, cosa che difficilmente sarebbe accaduta in passato, quando le università dell’élite erano fucine dell’antimilitarismo.
Ma oltre a Yale, dove McChrystal è diventato un’attrazione per gli studenti della scuola di legge così come per quelli che sognano di solcare un giorno i corridoi di Wall Street (la leadership è un tratto comune e trasversale), l’ex generale ha costituito alle porte di Washington il McChrystal Group, società che offre consulenza ad aziende in cerca di leadership. La filosofia del generale si chiama "crosslead", formula che riassume le diverse fonti dalle quali McChrystal ha tratto la sua visione organizzativa del mondo.
"La leadership militare contiene molti elementi che possono essere trasferiti nel mondo civile" spiega Brooke Neuman, ex consigliere di McChrystal in Afghanistan e ora responsabile della comunicazione dell’avventura civile del generale. Così Aol, il provider di servizi internet che recentemente ha ampliato i suoi orizzonti acquistando, fra le altre cose, il portale Huffington Post, si avvale dei servigi dell’ex generale per vergare un ambizioso piano aziendale per l’anno prossimo. In una nota dai toni marziali, l’amministratore delegato, Tim Armstrong, parla di «piano di battaglia» e della necessità di sferrare il colpo decisivo dopo "il primo contatto con il nemico".
Benché i nemici non siano i militanti di Al Qaeda o i talebani, ma concorrenti aziendali che agiscono secondo le leggi del mercato, McCrystal si trova meravigliosamente a suo agio nella nuova veste di leader in borghese. La Siemens, il più grande gruppo tecnologico europeo, lo ha assunto per guidare una nuova unità che si occupa di procacciare nuovi contratti con il governo americano; e all’attenzione del McChrystal Group ci sono decine di proposte di contratto su cui regna la discrezione che si conviene sia sul campo di battaglia sia su quello del business. E l’uomo che in Iraq comandava l’unità più segreta e temuta dell’esercito americano ora s’aggira con noncuranza per corridoi lucidi nei quali ci s’ingegna per sopraffare i concorrenti.
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