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Russia in soccorso della Siria: Assad è spacciato, ma se resisterà dipende da Mosca

Il regime ha raggiunto un punto di non ritorno. La sua permanenza al potere dipende da quanto ancora il Cremlino continuerà a inviare armi, denaro e a bloccare le iniziative all'Onu

Russia in soccorso della Siria: Assad è spacciato, ma se resisterà dipende da Mosca Russia in soccorso della Siria: Assad è spacciato, ma se resisterà dipende da Mosca
Siriani con foto del presidente siriano Bashar Assad e Vladimir Putin nel corso di una manifestazione pro-regime (LaPresse)

Tag:  Assad Russia siria

di Anna Momigliano

Il ministro degli Esteri russo ha criticato duramente le nuove sanzioni europee contro la Siria: “In sostanza, le misure prese dall'Unione Europea possono essere considerate come una dichiarazione di blocco dello spazio aereo e marittimo,” ha dichiarato Segrei Lavrov. La posizione del Cremlino è più chiara che mai: la Russia sta con Bashar al-Assad, e i tentativi di indebolire il suo regime, anche solo dal punto di vista economico, sono considerate azioni ostili.

Dell'amicizia tra Mosca e Damasco si è già detto molto, e non è certo una novità. Da quando sono cominciati gli scontri, oramai un anno e mezzo fa, la Russia si è sempre opposta ai tentativi di fermare Assad, che è visto da Europa, Stati Uniti e una buona parte del mondo arabo (Qatar, Egitto e Arabia Saudita in testa) come un tiranno sanguinario. Mosca invece vede in lui il “suo” uomo in Medio Oriente, l'ultima possibilità di mantenere una influenza su una regione dove il suo potere sta svanendo. “La Siria è per la Russia quello che Israele è per gli Stati Uniti, ovvero un alleato strategico indispensabile” sintetizzava Con Coughlin, capo degli esteri del Daily Telegraph, nel tentativo di spiegare perché il Cremlino difende a spada tratta Assad. La Siria per Mosca è una priorità, tanto che di questo parleranno Vladimir Putin e David Cameron che si incontreranno a Londra in occasione delle Olimpiadi.

La novità è che, adesso più che mai, la sopravvivenza del regime siriano è legato a doppio filo con Mosca. O meglio: è chiaro che il governo di Damasco è destinato a cadere, ma se la Russia continuerà a sostenerlo con armi, denaro e munizioni, nonché bloccando le risoluzioni in sede Onu, potrebbe rimanere al potere ancora per diversi mesi. In altre parole: quanto a lungo Assad riuscirà a resistere dipende quasi interamente da Mosca.

Secondo alcuni esperti, il “punto di non ritorno” si è raggiunto lo scorso 18 luglio, quando i ribelli hanno fatto esplodere un ordigno nel bel mezzo di una riunione del “consiglio di emergenza” a Damasco, un organo che riunisce le più alte sfere del governo da quando sono scoppiate le rivolte: la bomba, che stando ai ribelli è stata piazzata proprio nella sala riunioni e fatta esplodere da distanza, ha ucciso quattro membri del consiglio, incluso il cognato del presidente, Assef Shawkat. Certamente un duro colpo per Assad, la cui cerchia stretta di collaboratori si sta facendo sempre più esigua.

Eppure la ragione per cui l'esplosione del 18 luglio segna un punto di svolta, è un'altra: l'organizzazione dell'attentato mostra, da un lato, che l'opposizione armata ha ottime fonti di intelligence all'interno del regime, ma soprattutto che dopo un anno e mezzo di conflitto ha imparato a utilizzare nella maniera più efficace gli esplosivi. E questo significa che il governo siriano non ha più scampo, sostiene J C Chivers, giornalista del New York Times esperto di armi.

“Quanto è importante l'utilizzo di ordigni esplosivi improvvisati? Tutto inizia con perdite crescenti  nelle truppe governative e zone che sono diventate off limits per esse, il che ha spinto molte unità dell'esercito a trascorrere più tempo nelle loro basi e meno nelle strade. Questo a sua volta ha consentito all'insurrezione di crescere e, in una certa misura, di organizzarsi meglio,” scrive il giornalista sul suo blog cjchivers.com. “Il risultato è che in pochi mesi l'opposizione è passata, da una posizione militarmente disperata, a combattere nel centro di Damasco, mentre il mondo sta facendo il conto alla rovescia per la caduta di Assad.”

Certo, Assad ha dimostrato di essere molto più duro a morire di quanto non si sarebbero aspettati molti, specie quando si erano diffuse le notizie che i rivoltosi avevano conquistato alcune aree della capitale. Poi però l'esercito regolare ha riconquistato Damasco. Lo stesso copione, pare, si sta verificando anche nella seconda città del Paese, Aleppo, dove erano entrati i ribelli ma adesso gli uomini di Assad si stanno preparando a lanciare una massiccia controffensiva. La resistenza, notevole, delle truppe governative è in larga misura il risultato del sostegno da parte di Mosca e Teheran che continuano a inviare armi e denaro; mentre secondo alcuni i successi tattici dei ribelli sono resi possibili anche dall'appoggio dei Paesi arabi, che forniscono armi e forse contribuiscono all'addestramento dell'opposizione: “La Siria sta diventando il terreno di una guerra per procura,” sintetizzava l'analista della Reuters Peter Apps, dove da un lato c'è la Russia, coadiuvata dall'Iran, e dall'altro Qatar e Arabia Saudita, con l'appoggio strategico della Turchia e una spalla diplomatica dalle nazioni occidentali.

Armi e denaro da Mosca significano che le Forze Armate siriane sono in grado di sopravvivere a  ancora per un po', continuando a colpire e riconquistare le postazioni in mano ai ribelli, ma non di governare il territorio come un vero esercito dovrebbe fare. “Possono combattere e uccidere, certo, ma non possono agire in modo da rafforzare se stessi e indebolire il nemico,” scrive J C Chivers. “Con l'utilizzo su vasta scala di ordigni esplosivi improvvisati, la dinamica funziona in senso opposto.” Tanto che il regime, dominato dal gruppo religioso alawita, deve vedersela con una popolazione predominantemente sunnita e schierata dalla parte dei ribelli. “Dove può andare l'esercito, considerato il contesto sociale di questa guerra?” prosegue il giornalista del New York Times. “Con una popolazione sunnita che odia il governo e ha sofferto terribilmente sotto il suo giogo, una popolazione armata e che adesso sa fabbricare ordigni improvvisati, questo significa che presto parleremo dell'esercito siriano al passato. ”

Quanto presto, dipenderà anche e soprattutto da Mosca.

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