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Siria, la strage in Bulgaria e il gioco di Hezbollah

Milizia libanese vicina a Teheran e al regime di Assad, Hezbollah cerca di recuperare consensi tra i musulmani radicali. Colpire i turisti israeliani è la loro strategia

Siria, la strage in Bulgaria e il gioco di Hezbollah Siria, la strage in Bulgaria e il gioco di Hezbollah

Beirut: sostenitori di Assad e Hezbollah festeggiano l'anniversario della guerra contro Israele

Credits: (AP Photo/Bilal Hussein)

Tag:  Bashar al-Assad Bulgaria Burgas Hezbollah iran

di Anna Momigliano

Gli americani hanno confermato quello che già pensavano gli israeliani: la strage in Bulgaria è opera di Hezbollah, che ha agito sull'ordine di Teheran, per vendicare gli scienziati iraniani eliminati dal Mossad nel tentativo di rallentare il programma atomico della Repubblica islamica. Benjamin Netanyahu ha esplicitamente puntato il dito contro la milizia sciita libanese – sostenuta da Siria e Iran – accusando Hezbollah di essere responsabile di attacchi e tentati attacchi contro obiettivi israeliani in India, Tailandia, Grecia, Cipro e persino in Georgia.

Rappresentanti dell'amministrazione Usa hanno confermato, dichiarando al New York Times che il responsabile della strage era affiliato con Hezbollah: l'uomo, identificato da una telecamera di sorveglianza nell'aeroporto di Burgas, si chiamava Mehdi Ghezali, cittadino svedese di origine nordafricana, già noto alle autorità americane che lo avevano rinchiuso a Guantanamo tra il 2002 e il 2004. Nessuna sorpresa: ancora prima delle dichiarazioni da Washington e Gerusalemme, molti elementi spingevano a pensare che l'attentato portasse la firma della milizia libanese .

Resta da chiedersi a che gioco stia giocando Hezbollah. Che, vista la piega che stanno prendendo le cose in Siria, dovrebbe avere ben altro a cui pensare. A Damasco il regime di Bashar al-Assad sta vacillando: un vero problema per la milizia libanese, che è legata a doppio filo con la dittatura siriana. Il legame tra Hezbollah e Damasco è prima di tutto strategico: la milizia libanese è soprattutto un'emissaria di Teheran, e di riflesso ha forti legami con la Siria, ormai l'unico alleato in Medio Oriente della Repubblica islamica.

Il legame tra Damasco e Hezbollah è diventato più stretto negli ultimi anni, e cioè da quando, nel 2005, messo sotto pressione della comunità internazionale, Assad ha ritirato le truppe siriane che stavano in Libano da circa trent'anni. Non avendo più un dominio militare, Assad ha cercato di consolidare il suo potere politico a Beirut, ed Hezbollah si è rivelato un alleato prezioso: soprattutto noto per la sua ala militare (che è considerata un'organizzazione terrorista da Israele e Stati Uniti, ma non dall'Unione europea), Hezbollah è anche un partito politico. Il nome infatti significa “il partito di Dio,” conta molti seggi in Parlamento e ha ottimi rapporti con il presidente Emile Lahoud. Dopo la guerra con Israele, combattuta nell'estate del 2006, Hezbollah è divenuto più  popolare tra la popolazione, ponendosi come “difensore della patria.” Parte delle armi utilizzate dalla milizia contro Israele erano fornite direttamente da Damasco, altre invece arrivavano dall'Iran facendo scalo in Siria.

Quando è scoppiata la rivolta in Siria, nel marzo del 2011, Hezbollah è accorso in aiuto di Assad: la situazione sul campo è difficile da decifrare, ma più di una fonte conferma che al momento i guerriglieri di Hezbollah stanno combattendo a fianco delle truppe governative e delle milizie filo-Assad (i cosiddetti “fantasmi” del regime, teppisti finanziati dal governo ma che non fanno capo all'esercito e che si sono macchiati dei crimini più efferati).

Hezbollah, insomma, è in guerra. E, a quando pare, la sta perdendo: questa settimana il regime ha subito colpi durissimi, inclusa le defezione di ben venti generali (quasi tutti rifugiati in Turchia), di un diplomatico di alto profilo, e l'eliminazione di quattro membri del consiglio di emergenza, incluso il cognato di Assad, Assef Shawkat .

Adesso la milizia libanese si trova tra l'incudine e il martello: da un lato, se cade il regime siriano, Hezbollah perde il suo protettore; dall'altro, scegliendo di schierarsi dalla parte di Assad, il “partito di Dio” ha perso popolarità. Uno dei punti di forza di Hezbollah stava nella sua immagine di ultimo baluardo di resistenza araba e islamica, difensore dei deboli e nemico dei tiranni filo-occidentali. Un'immagine un po' difficile da difendere adesso: “Offrendo il sostegno incondizionato alla Siria, Hezbollah si è posta in contrasto con le rivolte popolari che hanno deposto dittatori in tutto il mondo arabo, minando il mito di resistenza e di giustizia per gli oppressi che ha abbracciato a lungo,” spiega la studiosa Mona Yacoubian in un recente saggio apparso su Foreign Affairs. “Di fronte alla perdita di un alleato chiave [ovvero la Siria] e con la sua credibilità compromessa, Hezbollah è destabilizzato.”

Dunque, perché colpire Israele proprio adesso? Verrebbe pensare che, forse, il “partito di Dio” dovrebbe concentrarsi piuttosto sulla guerra in Siria. In realtà è probabile che, proprio perché ogni cosa è perdita a Damasco, Hezbollah abbia deciso di alzare il tiro sugli obiettivi esterni, specie se l'ordine arriva da Teheran.

Ora Hezbollah ha bisogno dell'Iran più che mai, così come l'Iran ha bisogno di Hezbollah: con l'alleato Assad travolto dalla rivolta, l'unica strategia di sopravvivenza è serrare i ranghi e dimostrare che sono ancora in grado di colpire i civili israeliani. Contemporaneamente, Hezbollah deve trovare il modo di recuperare un minimo di popolarità tra la popolazione musulmana radicale, che tende a schierarsi a favore dei ribelli siriani, dove sono presenti i Fratelli Musulmani, gruppi salafiti e forse anche elementi legati ad al-Qaeda. La strage in Bulgaria è una dimostrazione di forza ma anche un'operazione di immagine. Un modo per dire: siamo in grado di agire anche senza Assad, e siamo ancora il nemico principale di Israele.

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