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Effetto Egitto in Libia, adesso trema anche il Colonnello

Muammar Gheddafi teme la manifestazione di protesta organizzata il 17 febbraio a Tripoli, e avverte i libici: "potenziali azioni di disturbo" verranno punite. Ma il movimento anti-ràis corre veloce su internet e questa volta spera di riuscire a infrangere il blackout solitamente imposto dal regime

Effetto Egitto in Libia, adesso trema anche il Colonnello Effetto Egitto in Libia, adesso trema anche il Colonnello
Il leader libico, Muammar Gheddafi, all'aeroporto militare di Ciampino oggi 29 agosto 2010. Il leader libico e' sceso dalla scaletta dell'aereo che lo ha portato a Roma accompagnato, come di consueto, da due "amazzoni" in tuta mimetica che lo scortano in ogni suo spostamento.    ANSA / ETTORE FERRARI
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Muammar Gheddafi questa volta ha sul serio paura. Il leader libico, che governa il Paese dal 1969, si sta preparando al "giorno della rabbia ". Le opposizioni manifesteranno contro di lui e il suo regime il prossimo 17 febbraio. E c'è già chi la chiama la "sindrome da piazza Tahrir". Prima la Tunisia e l'Algeria, poi l'Egitto e, sulla sua scia, lo Yemen , la Giordania e la Siria. Adesso è venuto il turno della Libia.

Il colonnello Gheddafi non nasconde la sua preoccupazione per le manifestazioni che si stanno organizzando in vista del 17 febbraio, giorno dell'anniversario delle precedenti proteste contro il ràis, nel 2006. All'epoca i manifestanti furono relegati nell'ombra dal black-out totale dell'informazione. Ma oggi i venti di protesta corrono veloci su Twitter ed è difficile fermarli.

E' il giornale Asharq Alawsat a darne notizia . Secondo il quotidiano arabo con base a Londra, un testimone oculare ha raccontato al sito dell'oppozione libica, Lybia-al Yom ,  che Gheddafi avrebbe espresso la sua personale preoccupazione per il "giorno della rabbia". Mettendo in guardia le persone presenti al suo comizio (e perlopiù provenienti da città della Libia orientale) contro le conseguenze gravi di un'eventuale partecipazione ad ogni "potenziale" azione di disturbo.

Il ràis ha poi espresso la sua opinione sulla rivoluzione di piazza Tahrir: "La Libia - ha detto -  non deve essere trascinata nello stesso caos dell’Egitto". E ha poi continuato, scivolando sulla sua nota retorica paternalistica e anti-sionista: "È sbagliato prendersela con Hosni Mubarak: è un uomo povero, non ha neanche i soldi per i suoi vestiti. Più volte lo abbiamo aiutato noi. Quanto accade in Egitto è colpa dei servizi segreti israeliani".

Ma la realtà è che quanto sta accadendo in Egitto e prima era accaduto in Tunisia, ha risvegliato in un effetto domino tutti i Paesi dell'area. In Yemen e in Siria sono state fatte delle concessioni. In Giordania il re ha cambiato il premier. In Algeria è stata fissata una manifestazione anti-governativa per il 12 febbraio. Il giorno di S. Valentino sarà invece il Bahrain a scendere in piazza. E domani si attendono le mosse dell'Onda Verde iraniana. L'11 febbraio cade l'anniversario della rivoluzione khomeinista del 1979 e i ragazzi iraniani hanno già espresso l'intenzione di manifestare in piazza la loro solidarietà con gli egiziani.

Insomma, la preoccupazione del colonnello Gheddafi sembra essere più che giustificata.

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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e sud del Caucaso.

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