In Russia, nonostante le temperature polari, il clima è molto caldo. La campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 4 marzo sta entrando nel vivo, e Vladimir Putin ora teme i risultati delle urne. Lo Zar non è più così sicuro di diventare nuovamente capo del Cremlino , e prevede la possibilità del secondo turno.
"Arrivare al secondo turno comporterà inevitabilmente la continuazione di una lotta per il potere e una destabilizzazione della situazione politica". Così Putin , che per la prima volta ha ammesso la possibilità di non vincere al primo turno e, durante un incontro con gli studenti di Mosca, ha anche aperto alla possibilità di perdere. Le dichiarazioni dell'attuale premier russo hanno acceso la ridda (inevitabile) delle congetture. Per alcuni, le parole dello Zar di Mosca suonano minacciose, per altri invece sono un atto di contrizione davanti all'opinione pubblica.
Vladimir Putin questa volta non può cancellare con una delle sue battute grossolane il movimento che ha preso piede in Russia a dicembre dello scorso anno, e che ha portato molti analisti a parlare di una Primavera russa , sulla scia delle rivoluzioni che hanno cambiato il volto ai paesi del Nord Africa. Esagerato? Non secondo Thomas Friedman, che in un accorato editoriale sul New York Times parla di "politica della dignità" e accomuna l'esperienza moscovita a quella dei Paesi dell'aerea mediorientale.
"Vi dico che entrambe (le Primavere ndr) hanno una grande cosa in comune", scrive Friedman. "L'esplosione politica in entrambi i Paesi inizialmente non è stata guidata da alcuna ideologia in particolare, ma piuttosto dalla più umana delle emozioni: la richiesta di dignità e giustizia". "L'umiliazione - continua Friedman - è la forza politica più sottostimata che ci sia". Appunto: dignità, giustizia e umiliazione. Tre parole chiave per comprendere cosa ha innescata la miccia delle manifestazioni anti-Putin due mesi fa.
E persino l'Europa si sta accorgendo che c'è qualcosa che non va in Russia. Perentorio il messaggio di Catherine Ashton, a capo della Diplomazia dell'Ue, che ha chiesto “alle autorità competenti di rivedere con urgenza la decisione di non registrare la candidatura di Grigorij Javlinskij”. Due settimane fa, il fondatore di Jabloko, il partito liberale russo, si è visto respingere parte delle due milioni di firme necessarie per potersi registrare come candidato alla corsa per il Cremlino e sfidare Vladimir Putin. Secondo i liberali si tratterebbe di una "decisione politica". E, viste le esternazioni di Lady Ashton, anche l'Europa sembra vederla nello stesso modo.
Lo Zar adesso è più debole. L'ipotesi di un secondo turno per lui ha il sapore amaro di uno schiaffo. Ma la possibilità c'è ed è concreta. Toccherà vedere chi sarà il reale sfidante, quello - insomma - che prenderà il secondo posto. Il comunista Gennady Zyuganov o l'oligarca amante del basket Mikhail Prokhorov ? In ogni caso il vento al Cremlino cambierà. In realtà è già cambiato. Ma proprio per non perdere ulteriore terreno, Putin ha parlato, sottolineando che, nonostante la destabilizzazione che ne seguirà, "Non c'è niente di sbagliato (nel perdere ndr) e sono pronto a lavorare e a impegnarmi se le circostanze lo richiederanno".
Intanto, a Mosca fervono le manifestazioni anti-putiniane. Una è prevista per il 4 febbraio. Altre a seguire, fino alla data delle elezioni. Nei giorni passati, gli attivisti radicali del gruppo di Eduard Limonov, lo storico dissidente nazional-comunista, hanno provato a manifestare nel centro di Mosca contro il ritorno di Putin al Cremlino, ma la polizia li ha dispersi. Nessuno scontro con le forze dell'ordine, solo molti arresti. Un assaggio del clima che regna a Mosca.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e scrive di Giappone, Turchia, Russia e Caucaso per diverse riviste. Collabora con Radio3Mondo su RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
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