Teheran è pronta ad autorizzare l'ingresso degli ispettori dell'Aiea (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) nel sito militare di Parchin, su cui ieri la stessa agenzia delle Nazioni Unite aveva espresso preoccupazione per le "attività in corso".
Lo scorso febbraio, Teheran aveva rifiutato di organizzare l'accesso degli ispettori al sito militare. L'ultima visita a Parchin da parte dei rappresentanti della comunità internazionale risale al 2005. Allora non furono riscontrate "attività insolite" o la presenza di materiale nucleare. Oggi, secondo l'Isna, l'agenzia di stampa di Stato iraniana, la missione diplomatica iraniana a Vienna ha dichiarato che le porte di Parchin verranno aperte agli ispettori, anche se non subito: "Parchin è un sito militare e occorre una lunga procedura per concedere l'accesso, quindi le visite non possono essere autorizzate a ripetizione", si legge nel comunicato riportato dall'agenzia.
Nel sito, situato a sud di Teheran, si svolgono attività di ricerca, sviluppo e fabbricazione di, missili, esplosivi e munizioni, come scrive Jonathan Marcus sulla Bbc. Un'"attività insolita" a Parchin fa pensare a un possibile lancio di missili o, comunque, a un assetto militare in stato di allerta.
Il tutto accade mentre il presidente Usa Barack Obama e il premier israeliano Benjamin Netanyahu si incontrano a Washington, senza riuscire a trovare un punto di incontro. Se, da una parte, il capo della Casa Bianca ha ripetuto più volte di credere che la strada diplomatica con l'Iran sia ancora aperta, il primo ministro dello Stato ebraico spinge invece per un intervento militare , che anticipi le possibili mosse di Teheran.
Secondo il quotidiano Haaretz , la domanda centrale per Netanyahu in questi giorni a Washington è stata: "Quale sarà il prezzo da pagare per una mancata azione contro Teheran?". Il premier di Gerusalemme non crede che le sanzioni internazionali contro l'Iran o il dialogo possano fermare la Repubblica islamica dal fabbricare armi nucleari. Ed è per questo che Netanyahu crede che il danno di un possibile attacco missilistico iraniano su Tel Aviv in risposta a un attacco israeliano sui siti nucleari iraniani, sarebbe poca cosa se paragonato alle conseguenze che potrebbe avere un governo iraniano "nuclearizzato".
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. Scrive di Giappone, Turchia, Russia e Caucaso per diverse riviste e collabora con Radio3Mondo su RadioRai, dove si occupa della rassegna stampa internazionale
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