Alla fine Dmitri Medvedev ha fatto un passo indietro : il presidente russo non si ricandiderà per guidare il Cremlino e nel 2012 sarà premier. Il "nuovo" capo della Federazione russa sarà l'incrollabile zar Vladimir Putin.
Una decisione che ha lasciato molti osservatori perplessi, ma anche tanti attivisti moscoviti, che in Medvedev riponevano la speranza di uno slancio in avanti sulla strada della democratizzazione del Paese e sui diritti civili. Se Putin ha sempre fatto la parte del poliziotto cattivo, invece Medvedev durante questi quattro anni di presidenza si è ritagliato il ruolo di poliziotto buono, mettendo in cima alla lista delle sue priorità l'ammodernamento del Paese e la lotta alla corruzione.
A conti fatti, con la modifica costituzionale che estende il mandato presidenziale a sei anni più altri sei, Vladimir Putin potrebbe governare fino al 2024 , quando raggiungerà la soglia dei 70 anni. Ed è questa la principale preoccupazione degli analisti, che temono una regressione della Federazione russa a una sorta di nuovo Medioevo, improntato all'atteggiamento autoritario che ha sempre contraddistinto la gestione putiniana.
Come se non bastasse, Mosca ha appena perso il suo miglior ministro delle Finanze di sempre. Aleksej Kudrin si è dimesso (o meglio è stato costretto a farlo) a causa di una mancata coincidenza di opinioni con Dmitri Medvedev. E' stato il più longevo ministro delle Finanze della Russia contemporanea, in carica per 11 anni, ed è osannato sia in patria (anche dai suoi oppositori) che all'estero per le sue competenze e le sue capacità, oltre al particolare, non da poco, di aver salvato la Russia dal default nel 1998.
Panorama.it ne ha parlato con Evgeny Utkin, analista e corrispondente in Italia di Expert , la principale rivista russa di politica ed economia.
Ci si aspettava una competizione a Mosca tra due zar e invece nel 2012 ci si ritroverà con il rodato tandem Putin-Medvedev. Perché questo passo indietro da parte del capo del Cremlino?
Sanno tutti che Dmitri Medvedev è stato messo alla presidenza da Vladimir Putin, ma con il tempo ha acquisito una maggiore autorità, sia all'interno della Russia che all'esterno. Si è speso per la modernizzazione del Paese e si è distinto per la lotta alla corruzione, che ha messo sin da subito in cima alle sue priorità. Mentre inizialmente partiva in netto svantaggio rispetto a Putin, ultimamente i sondaggi, per quanto possano essere volatili, indicavano un trend positivo per Medvedev, i cui consensi erano dati in netto rialzo. Avrebbe voluto candidarsi alla presidenza nel 2012 e avrebbe potuto farlo, ma alla fine ha fatto due calcoli e ha capito che avrebbe perso e che, andando al braccio di ferro con Putin, sarebbe stato spazzato via dalla scena politica. Quindi, Medvedev ha preferito giocare di anticipo, anche per il bene degli imprenditori russi.
Che cosa intende per "il bene degli imprenditori russi"?
La crisi mondiale, la seconda ondata, è quasi sulla porta. Di fronte a questo rischio anche il mondo degli affari ha bisogno di certezze. Gli imprenditori chiedono di sapere con chiarezza chi sarà alla guida del Paese, senza ambiguità, e il passo indietro di Medvedev è stato decisivo per stabilizzare il mondo dei grandi imprenditori e indicargli una rotta sicura.
Al di là della guida politica, quali sono i passi che Mosca dovrà fare se non vuole essere travolta dalla crisi globale?
Come presidente Medvedev è stato un leader debole, ma come premier ha intenzione di essere forte. E' fuor di dubbio che dovranno essere fatte scelte impopolari per portare il Paese fuori dalla crisi, a cominciare da un adeguamento del gettito fiscale. Oggi in Russia tutti, sia i super ricchi che i poveri, pagano tasse del 13%. E' troppo poco e le aliquote dovranno essere adeguate seguendo la strada già tracciata da Warren Buffet negli Stati Uniti: più si è ricchi più si deve pagare. E' insostenibile per Mosca continuare ad avere un sistema fiscale così strutturato ed è ingiusto nei confronti di tutti coloro che in Russia non sono ricchi né super ricchi.
Ma in questo momento di crisi, non è un grave errore aver costretto Aleksej Kudrin, il vostro più grande ministro delle Finanze, alle dimissioni?
Kudrin è giustamente considerato sia in Russia che all'estero uno dei più grandi ministri delle Finanze che Mosca abbia mai avuto. Nel 1998 ha creato un fondo-cuscinetto che ha salvato la Russia dal default. E proprio adesso il suo ruolo è cruciale. Ma ha commesso l'errore di opporsi al presidente e questo non gli è stato perdonato. Ha anche detto, avendo idee diverse da Medvedev, che ne avrebbe parlato con Putin, ma non è servito a nulla. Le sue dimissioni sono state una prova di forza da parte di Medvedev. E adesso bisognerà trovare un adeguato sostituto.
Quali nomi circolano?
Impossibile fare dei nomi del calibro di Kudrin, perché non ce ne sono. Il nuovo capo del dicastero delle Finanze dovrà essere in buoni rapporti sia con Putin che con Medvedev e, allo stesso tempo, dovrà godere di un'alta considerazione internazionale. Si fa il nome di Andrej Kostin, presidente della BTB Bank, ma è davvero impossibile dire oggi chi prenderà il posto di Kudrin.
Putin vincerà le prossime elezioni e potrebbe vincere anche quelle nel 2018. Insomma, il suo ciclo politico potrebbe concludersi nel lontano 2024. Non si rischia di entrare in una nuova fase di autoritarismo e che fine faranno le riforme per la modernizzazione del Paese e le aperture sui diritti civili volute da Medvedev, che a Mosca è considerato dagli attivisti come un buon "alleato"?
E' certo che gli attivisti riponevano delle speranze in Medvedev e ora non sono contenti all'idea che Putin sarà di nuovo presidente, ma credo anche che Putin sarà costretto a fare dei passi in termini di diritti civili. Non può restare tutto così com'è, c'è bisogno di cambiare le cose e lo sa anche lui. Quindi, prevedo che per il primo anno da presidente non toccherà nulla, ma già dal secondo anno potrebbe cominciare a fare delle aperture. Putin, ormai "scelto" dal partito dominante, non ha rivali politici. Per questo motivo non può permettersi di essere sempre uguale a se stesso.
Riesploderanno le tensioni in Cecenia ?
Non credo, un terzo conflitto non conviene a nessuno. Ci sono stati già troppi morti per tutti e sono stati spesi troppi soldi per fare la guerra.
Sul fronte esterno, l'Ucraina sembra volersi nuovamente allontanare da Mosca e finora Viktor Yanukovich ha parlato con Medvedev. Si va incontro all'inverno, c'è il rischio che i rubinetti del gas vengano nuovamente chiusi?
Il governo ucraino ha dichiarato di voler aprire un arbitrato per risolvere il conflitto tra Gazprom e Naftogaz , ma non è detto che ne esca vincente, perché Gazprom ha le sue buone ragioni da far pesare sul tavolo. Detto questo, Putin ha dichiarato di voler parlare "da amico" con Yanukovich per risolvere la questione, non potendolo ancora fare da "presidente", e l'ha incontrato accompagnato da Medvedev. Il dialogo tra Ucraina e Russia sta dunque continuando, anche se la minaccia di chiudere i rubinetti del gas è concreta e pende sulla testa dell'Europa, soprattutto adesso che il Green Stream, il gasdotto libico verso l'Italia, è ancora bloccato, nonostante le previsioni ottimistiche di Paolo Scaroni.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e Caucaso.
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